A Indipendence Hall della gente ha fatto cose

Indipendence Hall

Quando sono stato a Philadelphia ho visitato Indipendence Hall, l’edificio settecentesco dove vennero approvatate la Dichiarazione d’Indipendenza (1776) e la nuova Costituzione degli Stati Uniti (1787). 

È proprio a causa di questi importanti eventi che Indipendence Hall mi appariva come una “tappa obbligata” e ciò mi dava leggermente fastidio. Indipendence Hall? Check. Liberty Bell? Check. Il compitino. 

Sembrava quasi che dovessi entrarci per verificare che lì fosse stata firmata, sul serio, la Dichiarazione di Indipendenza. Meglio controllare, che non si sa mai che si siano sbagliati. Oltre a vedere le sale con i miei occhi, dovevo guardarmi attorno e annuire dicendo sottovoce: «Oh, cammino dove hanno cammino Jefferson, Washington e tutti gli altri». Un rito, questo, per mascherare l’apatia che mi subentra quando non ho un’immediata connessione emotiva con i luoghi che visito. Inoltre, sebbene mi occupi ormai solo di Stati Uniti, studio sempre i suoi ultimi cinquanta-sessant’anni di storia, di cui sono appassionato.

L’epoca rivoluzionaria la trovavo certo interessante e mi aveva sempre un po’ incuriosito, ma non c’era mai stato un grosso investimento personale. La conoscevo, anzi, pensavo di conoscerla e la trattavo come un prerequisito. Nella mia testa funzionava proprio come il preambolo della Dichiarazione d’Indipendenza: alcune verità autoevidenti che si spiegano da sé, vanno assunte da manuale e sulle quali non c’è tutto questo bisogno di ragionare.

Poi ci sono entrato, ad Indipendence Hall. Due saloni in tutto, nemmeno troppo grandi. Ho dato un’occhiata al salone in verde dove la roba “grossa” che dicevo all’inizio è successa. In quel momento ho sorriso e ho pensato: «Tutto qui?». Paroloni come Congresso, convenzione, Indipendenza, fondazione, costituzione…Stati Uniti d’America. Tutto qui? In questa saletta? 

Indipendence Hall

Qualcosa è scattato con il «Tutto Qui». Ecco cosa mi mancava per farmi avvicinare a questi parrucconi che troppo spesso, con l’intento di rendergli onore, vengono trattati come dei fossili di un passato remoto.

Improvvisamente, me li sono immaginati: Adams, Jefferson, Franklin e tutti gli altri, che parlavano di cose più grandi di loro, che prendevano appunti, dibattevano e si insultavano da una parte all’altra della stanza. Ho pensato ad una cosa tipo: «ma questi poveri stronzi sapevano quello che stavano facendo? Dove stavano andando? A che cosa avrebbero dato origine?» E improvvisamente quella sala-memoriale è diventata molto più interessante e viva. Molto più umana. La firma di due pezzi di carta non era più così importante, non tanto quanto  il fatto che questi fossero il prodotto di un gruppo di persone, così semplici e complesse allo stesso tempo.

Ma che fate? Dove andate? Stati Uniti de che? JEFFERSON, ADAMS, CHE CAZZO DITE DIO MADONNA, FERMATEVI. Quanto belli dovevano essere sti ragazzi. Mi sono commosso. 

Da quel momento ho ricominciato a riascoltare Hamilton, il musical hip hop del 2015 sulla Rivoluzione Americana e sulla vita di Alexander Hamilton, uno dei Padri Fondatori. L’avevo già ascoltato un paio di volte qualche anno fa, ma non l’avevo mai “ascoltato” veramente… capish? Avevo anche pensato di andarlo a vedere a New York ma il costo del biglietto è ancora altissimo.

Quando sono tornato a casa mi sono messo a seguire su YouTube un corso sulla Rivoluzione Americana tenuto una prof di Yale, Joanne Freeman, (Seguitelo anche voi! È proprio forte). L’ho macinato come una serie tv e ho preso tantissimi appunti. La prof mi ha confermato che no, quegli ometti non erano pienamente consci di dove stavano andando, ma sperimentavano e tentavano di combinare qualcosa con quello che conoscevano: «They’re just figuring things out as they go». Di un’unica cosa però erano sicuri, talmente erano dei matti esaltati: di star facendo la storia, comunque fosse finita. 

Tutto qui. Dei semplici, piccoli esseri umani, degli idioti che si buttano nel vuoto con tutti i loro pregi e i loro difetti, i loro sogni, le loro ambizioni e le loro grandi ipocrisie, il loro coraggio e la loro insicurezza; le loro idee, alcune geniali e altre incredibilmente stupide e sbagliate. Hanno provato a fare sta cosa degli Stati Uniti e a vedere come andava. Just you wait. History has its eyes on you.

The United Fucking States of America. Wow.

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