Bernie Sanders: politico, personaggio, icona pop

Bernie Sanders

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Mancava solo lui, perché ho già parlato di (quasi) tutti gli altri candidati democratici principali in maniera più o meno approfondita.

Poiché è difficile dire qualcosa di veramente originale su uno dei politici americani più popolari (qui per una breve biografia), ho pensato: parliamo di Bernie senza parlare di Bernie.

O meglio, porterò alcuni esempi che testimoniano come egli sia penetrato nella cultura di massa. Quest’ultima è una categoria molto incerta, ma l’ascesa di una personalità a “icona pop” è un tassello per capire la sua presa su una certa parte di pubblico

Però, due cose iniziali su di lui bisogna dirle.

Bernie Sanders e la sua “rivoluzione politica”. 

Già candidato nel 2016, dopo aver perso le primarie contro Hillary Clinton rimane una voce molto importante per l’ala sinistra dei democratici. L’auto-proclamatosi democratic socialist ha condotto una campagna da molti reputata storica. Nessuno si aspettava che questo vecchio senatore del Vermont potesse coinvolgere così tanti giovani e portare l’attenzione su temi importanti come l’assistenza sanitaria universale, il salario minimo, le fonti di energia rinnovabili. Sono tutte cose di cui ora si discute in maniera ampia, anche grazie a lui.

Dotato di tratti caratteristici e ben definiti, con un messaggio chiaro e un profilo da outsider, si è rivelato di grande appeal mediatico. Anche i suoi eredi politici, dopo la political revolution del 2016, godono di una sovraesposizione mediatica che compensa il loro peso decisionale minimo e la loro esiguità numerica.

Infine, spesso descritta come una gloriosa cavalcata contro le élite e i grandi interessi, la campagna del senatore del Vermont non è stata esente da ombre e da comportamenti scorretti, sopratutto da parte dei sui più agguerriti sostenitori.  

Da sconosciuto a icona.

Comunque, la radicalità del suo messaggio e la grande quantità di giovani coinvolti nella sua campagna hanno reso virale una figura che già si prestava ad una benevola caricatura.

Bernie Sanders ha una voce severa e imponente, una maniera di gesticolare molto espansiva e un modo di fare da nonno agguerrito. Tutto ciò ha contribuito a creare un vero e proprio fenomeno culturale, come testimonia questo articolo, che coinvolge arte, musica, moda e altre forme espressive.

La rivista online Vox ha fatto addirittura uscire un video specifico sul suo accento, vero e proprio documento delle sue umili origini nella comunità ebraica di Brooklyn.

Poi, nonostante basti nominarlo per scatenare le ire dei commentatori di Fox News e per provocare le derisioni di Trump che lo ha soprannominato Crazy Bernie“, egli è tutt’ora il senatore americano più popolare. Infatti, gli omaggi che riceve nella cultura di massa sono di gran lunga più evidenti degli attacchi. 

Capitalism: a Love Story

Nel 1999 Sanders interpretò un rabbino nella commedia low-budget My X-Girlfriend’s Wedding Reception e già lì notiamo una performance che è Bernie all the way, con l’accento e tutto il resto.

Tuttavia, è nel 2009 che diventa celebre ad un pubblico leggermente più ampio dei suoi elettori del Vermont, quando viene intervistato dal regista Michael Moore per il film-documentario Capitalism: a Love Story, una denuncia al capitalismo americano e alle grandi banche all’indomani della crisi del 2009.

Lo stesso Michael Moore è diventato un sostenitore di Sanders nel 2016, esaltato dal fatto che l’unico senatore socialista, proveniente, tra l’altro, dallo «stato gay» del Vermont, avesse il coraggio di sfidare l’establishment.

I VIPSSS di Bernie

Inoltre, da quando ha annunciato la sua candidatura alla presidenza nell’aprile del 2015 (per il 2016), Sanders ha ricevuto l’endorsement di numerosi esponenti del mondo dello spettacolo. Nulla di nuovo eh, non sono queste le cose che spostano i voti però è curioso come il motto “feel the Bern” sia stato fatto proprio da una schiera composita di intrattenitori, che indossavano le magliette con la sua faccia e invitavano a votare per un candidato così fuori dagli schemi.

Tra gli attori, sono arrivati gli endorsement di Rosario Dawson, Susan Sarandon, Danny DeVito e Mark Ruffalo (Hulk). La modella Emily Ratajkowski, celebre qui da noi per il fenomeno “escile”, ha partecipato alla campagna per Sanders nel New Hampshire. Infine, numerosi sono stati i sostegni dal mondo della musica, tra cui quelli di Neil Young e Miley Cyrus.

Due ebrei entrano al Saturday Night Live e…

Una delle cose che adoro di più dei politici americani (o meglio, di alcuni) è come si lascino spesso prendere in giro e partecipino a questo rito tramite l’autoironia. Ovviamente fa tutto parte di una strategia comunicativa ben precisa, ma questo non vuol dire che dobbiamo guardare tutto con cinismo e diffidenza, perché spesso sono momenti veramente divertenti e istruttivi.

L’apparentemente burbero e scontroso Bernie ha accolto molto bene la parodia di se stesso, anche perché è arrivata in maniera benevola dal Saturday Night Live e gli consentiva di avvicinarsi al pubblico giovane di quel programma, spesso parte delle élite liberal cittadine che avrebbero dovuto votare per Hillary Clinton.

A imitare Bernie Sanders negli Sketch del SNL ci ha pensato il comico Larry David, che come Sanders è un ebreo di discendenza askenazita originario di Brooklyn.

David ha perciò trovato semplice imitare la cadenza e la gestualità di un candidato che proviene dal suo stesso contesto, con cui condivide un orizzonte culturale simile e a cui somiglia anche fisicamente. Molti hanno ipotizzato che i due potessero essere imparentati e il programma find your roots ha infatti dimostrato che sono lontani cugini.

Larry Sanders?

Un fenomeno molto interessante è avvenuto nello sketch qui sotto, dove c’è stata un‘identificazione pressoché totale tra Larry David e Bernie Sanders. Il titolo del segmento è un omaggio allo sitcom dell’HBO scritta e interpretata dallo stesso David, chiamata Curb your enthusiasm (“Trattieni l’entusiasmo”) che diventa qui Bern you enthusiasm.

Anche la situazione equivoca che si crea, condita dal cinismo e dall‘autoflagellazione caratteristici della comicità di David, ricalca quella della sua serie tv.

Se avete tempo vi invito a vedere lo sketch. Noterete come la situazione comica derivi da un equivoco: Bernie Sanders fa la figura del razzista anche se non lo è assolutamente. Questa è una tipica situazione “alla Larry David“, ma qui assume un ulteriore valore perché è connessa al candidato.

Sanders, infatti, fu più volte accusato di non essersi relazionato bene con gli afroamericani e quindi di non essere riuscito ad intercettare il loro voto. Lo sketch, invece, presentando un Sanders sincero, “colpevole” solo di ingenuità politica, lo assolve dall’accusa di essere un razzista inconsapevole.

In un altro segmento poi, Larry David e il “vero” Bernie Sanders compaiono addirittura assieme: il primo interpreta un passeggero di una nave a vapore che sta per affondare e il secondo veste i panni di un immigrato polacco.

Bernie Sanders è ovunque…  

Dalla sua storica campagna del 2016, Bernie è ormai identificabile da tutti: ha fatto la sua apparizione in numerosi notiziari, programmi e talk show. In questi ultimi, spesso condotti da comici, egli è stato la “vittima” di amichevoli prese in giro, l’ultima delle quali riguarda alcuni video di repertorio, rilasciati recentemente, di quando era sindaco di Burlington negli anni ottanta. Alcuni spezzoni sono veramente esilaranti, specialmente quando parla ai bambini in maniera diretta e politicamente scorretta, trattandoli da piccoli adulti.

Il comico Trevor Noah commenta i filmati di repertorio di Sanders.

…ma è presto per dire come andrà a finire.

Sanders viaggia come seconda scelta nei sondaggi tra i democratici, dietro allo strafavorito (per il momento) Joe Biden. L’ex vice-presidente pare mantenersi su un 35-40%, mentre Sanders attorno al 15-20%.

La fitta rete di contatti e il “giro di prova” del 2016 dovrebbero giocare a favore di Sanders che gode di una base molto agguerrita, anche se questa volta non potrà contare sul voto di protesta contro Hilary Clinton: con 24 di candidati in gara, di scelte ce ne sono eccome.

Se infine sarà eletto presidente dovrà riuscire a concretizzare le sue promesse di welfare e di spesa pubblica (che sono veramente tante) confrontandosi con un Congresso, anche controllato dai democratici, che potrebbe non essere sempre dalla sua parte, anzi.

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