La carta igienica per il Black Friday – Mari IN ‘merica #13

Black Friday

Approfittando del momento di relativa pausa nel mio calendario “obbligato”, ieri mattina sono tornato alla Public Library per scrivere l’introduzione della tesi, ignorando la chiamata del Black Friday newyorkese.

*Disclaimer per le persone colte* Questa, più delle altre, è una pagina di diario come si deve: con i “c’era”, i “ci sono”, i “sono andato”, “ho mangiato”, “ho visto” e una sovrabbondanza di passati prossimi. Non aspettatevi nulla di più.

Sono andato in quella centrale perché, prima di tutto, è oggettivamente un bel posto in cui studiare: ci si sente parte di qualcosa di veramente grande nello stare seduti in quelle sale immense. Come seconda cosa, oggi non mi sentivo molto in vena di affrontare l’atmosfera più “urban” della biblioteca pubblica di Harlem, che ho frequentato diverse volte in questi giorni.

La suddetta “atmosfera” include cose come il tipo che ti passa affianco e ti tossisce sui libri, il personaggio che canta tra gli scaffali e gli immancabili humans VS the machine: la vecchia che urla alla fotocopiatrice o quello che picchia la tastiera della postazione computer.

E quindi, Public Library storica a Bryant Park sia. Attorno alle due e mezza, ho sentito però il richiamo del consumismo: al Black Friday non si può dire di no. Dovevo comunque andare a fare la spesa, perché avevo finito la carta igienica e i biscotti.

Poi, dopo la parata di ieri, ero curioso di capire com’era il famoso Macy’s di Herald Square. Mi sono dunque avviato verso il grande magazzino, non prima però di essermi concesso il mio Hamburger settimanale allo Shake Shack. Arrivato da Macy’s, mi aspettavo di peggio: c’era comunque tanta gente, ma non ho assistito all’isteria di massa che probabilmente si era già compiuta in mattinata.

Mi sono lasciato trasportare dal flusso, fino ad arrivare alla zona per masculi: ho sorvolato la sezione “Abbigliamento da attività fisica” e tanto per dare un senso al mio essere lì, ho provato delle giacche di Ralph Lauren non della mia taglia.

Black Friday
Ho fatto la foto alle più brutte…perché?

Erano tutte troppo grandi: doveva esserci un errore. Ecco allora che mi sono diretto all’ultimo piano, dove ho trovato la sezione per le persone della mia stazza.

Black Friday

Ho visto, tra le altre cose, questa magnifica bambola di Albus Silente edizione Richard Harris (!!!).

Black Friday

In questi posti, però, dovremmo tutti sapere che la parte difficile non è entrare, ma uscire. L’ascensore non arrivava e allora ho deciso di prendere le scale. Percorse due rampe, mi sono imbattuto in alcune cassette di plastica accatastate, assieme a degli scatoloni e altri rifiuti. Non è che magari quelle erano le scale di servizio? Allora era quello il senso di tutti i cartelli che dicevano “Area riservata”, “Area videosorvegliata”, “Pericolo di Morte”!

Perciò ho iniziato a correre, sperando di trovare una porta non allarmata (spoiler: l’ho trovata) per fuggire da quella trappola. Sì, sono riuscito ad uscire e sì, sono andato al Target lì davanti a comprarmi la carta igienica e i biscotti.

Sebbene alla sezione tecnologia si stessero ammazzando per un 10% di sconto, il reparto dolciumi era abbastanza tranquillo e desolato. Davanti agli scaffali delle cioccolate Lindt, c’eravamo io ed una signora che fissavamo sconsolati il vuoto. Le dico: «They took all the good kind, eh?». «Yeah. They did», mi risponde.

Forse se oggi non scrivevo nulla era meglio. Come si fa però a non fare la pagina di diario sul Black Friday?

Black Friday

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