Captain Marvel e la politica estera americana – (non)recensione storica

captain marvel

La settimana scorsa ho rivisto Captain Marvel. Sì lo so che tutti ora parlano del nuovo Spider-Man (me compreso), ma mi è venuto in mente qualcosa di interessante da dire che c’entra con il film e con la storia americana.

Questa non è però una lista delle citazioni anni novanta presenti nel film. Certo, la pellicola è molto caratterizzata dal punto di vista temporale, ma non basta dire questo per parlare di cinema e storia. Ehi, non so nemmeno se si possa fare bene come cosa, ma ci proverò. 

Captain Marvel e la Guerra Fredda.

«A son of skrulls anywhere is a threat to Kree everywhere». Queste sono le parole pronunciate in una scena del film da Ronan l’Accusatore, pugno di ferro dell’Impero Kree e un po’ un Darth Vader dei poveri.

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Si ecco, appunto. Vader dei poveri.

Invece gli Skrull, i nemici giurati dei Kree, sono degli alieni bruttini con la capacità di mutare forma e quindi di infiltrarsi nelle varie società galattiche. Tuttavia, sono anche nomadi, reietti, profughi alla ricerca di un “terra promessa”.

Ronan è quello che bombarda e devasta ogni pianeta in cui la presenza degli Skrull sia stata accertata. Meglio non correre rischi…ma a che prezzo? 

Inutile dire che egli può ricordarci tutti quegli estremisti e fondamentalisti della storia che hanno perseguitato questa o quella minoranza. Gli Skrull invece, appaiono come un allegoria dei perseguitati accusati di essere infiltrati, “nemici interni” di una nazione. 

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Bellixximi.

Il contenimento.

La frase pronunciata da Ronan mi ha ricordato un celebre motto americano da Guerra Fredda, retoricamente costruito allo stesso modo: «A defeat of free institutions anywhere is a defeat everywhere». Le due frasi si somigliano, si richiamano, ma le loro implicazioni sono totalmente diverse.

La seconda è tratta dall’NSC-68, un documento governativo americano redatto sotto l’Amministrazione Truman e portato a termine nel 1950. Pregno delle rigidità culturali americane durante la Guerra Fredda, delineava la strategia del “Contenimento” da opporre all’Unione Sovietica.

Ritratto del Presidente Henry S. Truman.

Nel rapporto si affermava, appunto, che anche una sconfitta minore per il “mondo libero” sarebbe stata terribile e gli USA avrebbero dovuto rispondere alle crisi in qualsiasi scenario, anche piccolo (Vedi Corea, Vietnam) per fermare la minaccia comunista. Quest’ultima poteva essere reale o immaginaria: l’importante era dimostrare che gli USA ci sarebbero sempre stati per “contenerla”. 

Nulla di più lontano dall’approccio di Ronan, che attacca sempre per primo e bombarda senza fare domande. Forse egli sarebbe stato più vicino alla logica della rappresaglia massiccia e del Roll-back dell’Amministrazione Eisenhower: il comunismo non doveva più essere contenuto ma fatto “rotolare indietro”. Si trattava di minacciare, ad ogni segnale di crisi, l’utilizzo delle armi nucleari per neutralizzare in partenza il potenziale militare sovietico.

Però Ronan ha poco a che spartire anche con Eisenhower. Infatti, da una parte la “rappresaglia” è un concetto che presuppone sempre un’attacco già avvenuto da parte di un’avversario, in qualche misura; ma sopratutto quelle di Eisenhower e del suo Segretario di Stato J. F. Dulles erano solo parole, una trovata per rinfocolare il patriottismo e farsi eleggere.

«O siete con noi, o siete con i terroristi».

Comunque, sorvolando sulla Guerra Fredda, Ronan potrebbe aver avuto un dialogo proficuo con il Presidente George W. Bush. La “Dottrina Bush” della guerra preventiva verrebbe certamente compresa dal nostro Accusatore galattico: attacca prima che possano attaccarti, punisci il crimine prima che venga commesso… e se non fosse stato commesso? Beh, c’era una buona probabilità che accadesse, meglio così, non è un nostro problema.

Inoltre, Bush disse che per colpire un nemico sfuggente, senza stato, come Al-Qaeda, si dovessero colpire proprio gli stati che davano ospitalità ai terroristi. Ronan porta all’estremo questa logica, essendo disposto a devastare un pianeta intero per colpire i suoi bersagli: ucciderne milioni per ucciderne mille

Bush e Ronan hanno quindi in comune l’avere a che fare con nemici poco convenzionali, che siano i mutaforma Skrull o i terroristi di Al-Qaeda.

Ronan però non capirebbe del tutto gli interventi in Afghanistan o in Iraq: perché impegnarsi in una guerra sul terreno quando hai un arsenale nucleare con cui puoi annichilire un paese? Ma soprattutto, perché hanno tutta questa fissa di voler “esportare la democrazia”? La strategia desertificante di Ronan farebbe impallidire persino i falchi neoconservatori statunitensi. 

Tante Captain Marvel, tante interpretazioni.

Tutto ciò ci dimostra che vedere i film come “allegoria” di un qualcosa che sia successo nella nostra storia o nel presente sia un metodo ingannevole: possiamo fare confronti, trovare influenze, far dialogare storia e cinema (o storia e letteratura, musica ecc.) ma dobbiamo rifiutare le interpretazioni semplicistiche che vedono rapporti automatici e diretti tra i due campi. Le interazioni, invece, sono sempre mediate, dagli autori e fruitori, ma sono anche opache, spesso oscure.

Ognuno di noi vede in un’opera di cultura di massa come Captain Marvel qualcosa di diverso. Questo dipende dalla nostra sensibilità e dai nostri interessi. Io qui ho parlato di politica estera americana, ma altri potrebbero vedere negli Skrull i migranti e i perseguitati di ieri e di oggi, gli ebrei della diaspora o i messicani che tentano di entrare negli USA.

Il loro carattere di “nemico interno” (mutaforma, infilitrati…) a me fa invece saltare in mente sempre un’altra questione da Guerra Fredda. Infatti, numerosi statunitensi, nel clima del maccartismo degli anni cinquanta, furono accusati di essere cospiratori comunisti che minavano dall’interno la libertà americana.

Comunque lo si veda, Captain Marvel ci parla, in fondo, del problema dell’altro che è un problema storico, affrontato in tutte le epoche e in tutte le arti: l’altro che non ti aspetti o che è simile a te, l’altro che trovi in te stesso o da cui ti separa una distanza galattica (letterale). Ognuno di noi affronta il problema dell’altro con la propria sensibilità e i propri riferimenti culturali, in base ai propri studi e interessi. 

Salviamo la cultura di (non)massa.

Di questi discorsi potremmo farne molti, a partire dalla protagonista del film, Carol Denvers. L’ho un po’ tralasciata qui, ma anche lei merita di essere discussa storicamente, perché è un po’ un condensato di diverse sensibilità femministe, provenienti dagli anni ottanta, novanta e certamente da oggi.

Però sulla capitana servirebbe un articolo a parte. Ognuno di noi punterebbe l’attenzione su un aspetto diverso di questo personaggi, in barba agli apocalittici snob che accusano questi prodotti di livellamento culturale.

Costoro sono un po’ dei Ronan intellettuali: per salvare il loro e per distruggere quei pochi elementi che li infastidiscono, preferirebbero desertificare tutto ciò che gli sta accanto. Come Ronan l’Accusatore che accusa e condanna senza possibilità di difesa o appello, essi sono frettolosi nel loro giudizio semplificatorio: considerano la cultura di massa come un insieme di prodotti tutti uguali, fruiti da automi e non da individui liberi e pensanti.

Diffidiamo dei Ronan, fabbrichiamo cultura anche partendo da un blockbusterone e fidiamoci di noi stessi. Questo significa che possiamo parlare di politica estera con Captain Marvel, ma anche vederci solo la bionda cazzuta e ridere con i riferimenti a Top Gun, al Gameboy, alle videocassette e ai buddy movie anni novanta.

Per un’opinione a tutto tondo sul film in sé, ecco la recensione collettiva di #Vistodavoi a cui ho partecipato: 

P.S. per un altro articolo dove parlo di supereroi Marvel clicca qui, per Bush invece, qua.

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