Goodbye NBC, so long 30 Rock, farewell Manhattan – Mari IN ‘Merica #26

NBC

Giovedì ho curiosato un altro po’ per Manhattan, mentre mi rendevo conto che la mia permanenza qui in solitaria stava giungendo al termine. Avevo programmato di concludere in bellezza il giro degli show televisivi con due ultime visite al network di cui mi occupo principalmente, la NBC. Avrei dovuto partecipare come pubblico a Today in mattinata e assistere alle prove per il monologo di Seth Meyers al pomeriggio.

Today not Today

Mi rimarrà sempre il rimpianto, però con tutto il freddo che ho preso e le lunghe attese “al fresco” di queste settimane, ieri mattina ho detto no. Non completerò il palinsesto televisivo della NBC con il suo Morning Show, perché il programma non si tiene in uno studio (quasi) caldo e comodo come tutti gli altri e perché non avevo la certezza di accedere alla zona riservata al pubblico.

Durante tutta la durata di Today, il pubblico sta infatti nella piazza davanti allo studio, la “Today Plaza” al Rockefeller Center. La trasmissione inizia fuori e poi si sposta dentro, ma la folla resta sempre lì davanti. Quindi, tra attesa e show affettivo, avrei dovuto stare lì impalato dalle 6.00 alle…..11.00. Prossima volta, anche perché avevo un po’ di sonno arretrato.

Visite sparse

Per supplire al pacco tirato a Today, sono andato sulla punta meridionale di Manhattan per visitare la sezione newyorkese del National Museum of the American Indian, che si trova dentro all’Alexander Hamilton U.S. Custom House, nel distretto finanziario.

L’accesso alla struttura è gratuito e nel giro di un’ora potete ammirare due magnifiche gallerie, dedicate una all’arte e una alla storia dei nativi americani.

I quadri esposti nella prima sezione sono stati dipinti nel contesto delle varie scuole di pittura di nativi americani nel Novecento. Potete trovare opere descrittive e naturalistiche, altre dove i colori accesi sono i veri protagonisti e altre ancora dove si possono rintracciare degli elementi di critica sociale e politica.

La seconda galleria, intitolata “Un’infinità di nazioni” è più tradizionale, però è organizzata molto bene per aree geografiche: ogni sezione presenta reperti e descrizioni della vita quotidiana, delle migrazioni, dei massacri e di altre vicende relative agli indiani di quella zona.

…altre visite sparse.

Questa visita, come quelle di ieri, è stata una delle tappe “di nicchia” che mi sono ripromesso di fare durante la mia visita alla città.

Come vi ho già detto, mercoledì ho visitato il Paley Center e l’Historical Society, ma anche martedì ho girovagato un po’ nella parte nord-ovest di Manhattan. Passeggiando attraverso il campus della Columbia, sono infatti arrivato alla chiesa episcopale di St. John The Divine, che mi ha colpito per il suo carattere incompleto. Insomma, le manca il tetto.

Dentro è un chiesone gotico come me lo aspettavo, ma ci sono delle chicche interessanti, come questi pannelli che riproducono alcuni testi del primo Novecento legati alla storia della cattedrale, che ci tengono ad evidenziare la sua natura democratica e multinazionale.

Inoltre, ho notato questa installazione del movimento Black Lives Matter, una dichiarazione politica che difficilmente sarebbe ammessa in una nostra chiesa cattolica.

Monologo sì

Tornando a ieri, ho detto no a Today, ma sì al monologo comico. Mi sembrava infatti un’ esperienza particolare, dato che Late Night with Seth Meyers è l’unico show che offre questa possibilità. Infatti, prima di registrarlo, Meyers, con gli autori in studio, testa le battute davanti ad un pubblico di persone reali, così da tenere per la puntata quelle che funzionano. Quelle che invece “bombano”, ovvero cadono senza che la risata del pubblico le prenda, vengono scartate.

Il contesto era ovviamente più informale dell’effettiva trasmissione a cui ho assistito l’altra volta. Seth era in Jeans e maglietta e i controlli all’entrata sono stati decisamente meno fastidiosi. La nostra permanenza nello studio di Late Night, inoltre, sarà stata di appena una mezzora.

È stato bello concludere la mia esperienza televisiva newyorkese con questo sguardo dietro le quinte. Sì, è stato anche un po’ triste, poiché ho fatto il mio ultimo assaggio di televisione americana dal vivo e ho visitato per l’ultima volta, spero non per sempre, i corridoi e gli studi della NBC al 30 Rock.

Infatti, uscito dall’edificio, mi sono reso conto che il mio viaggio negli Stati Uniti ha già oltrepassato la sua metà e mi è salita un po’ di nostalgia. Sembrano ere fa quando feci la fila fuori dall’Edd Sullivan Theatre per vedere Stephen Colbert o quando partecipai al tour degli NBC studios. Tuttavia, è passata solo qualche settimana.

Stick around per l’articolo di domenica, dove vi parlerò delle mie utilissime avventure ad Harlem e dintorni!

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