I Dibattiti presidenziali: un’introduzione #DebateWeek

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Questa settimana 20 candidati democratici alla presidenza si sfideranno nei primi due dibattiti televisivi della stagione elettorale. Saranno divisi in due serate (26 e 27 giugno) perché per una sono ovviamente troppi. 

Ho pensato che fosse interessante fare diverse “Top 5”, tanto per abusare di questo format, dei migliori (o peggiori?) momenti nei dibattiti televisivi del passato. Vi parlerò dei dibatti per le primarie, di quelli per le elezioni generali e di quelli tra, udite udite, i candidati vicepresidente.

Prima però, penso sia necessaria un‘introduzione al sistema dei dibattiti. Cercherò di farla in questo articolo, per proseguire con le varie “top” nei prossimi giorni.

Vi proporrò alcuni episodi (o addirittura interi dibattiti) che secondo me sono esemplari e utili per studiare questo tipo di confronto televisivo, in cui l’immagine predomina molto spesso sulla sostanza.

Non a caso, i meccanismi di questi dibattiti risultano più comprensibili se comparati all’intrattenimento televisivo. Infatti, essi sono presentati dalle emittenti come una “fight”, una lotta, un incontro sportivo o addirittura, se i media esagerano con la spettacolarizzazione, uno scontro di Wrestling.

Questo è il promo della CNN per il terzo scontro di Wrestling tra Hillary Clinton e Donald Trump.

La discussione su contenuti, lo dico senza mezzi termini, è spesso buttata nel cesso. Non tanto perché non si discuta di cose importanti, ma perché i giornali e le televisioni spesso decretano chi ha “vinto” o “perso” un dibattito in base a chi “blasta” di più l’avversario o a chi appare più a suo agio e più fotogenico. In sostanza, vince chi è più Ronald Reagan dell’altro e al pubblico Reagan piace sempre.

I candidati, d’altra parte, si preparano al confronto come ad una prestazione fisica, “allenandosi” a dare la risposta giusta al momento giusto, a stare nei tempi e a fare la battuta decisiva che diventerà poi un tormentone. Imparano anche come apparire belli e splendenti e come comportarsi in fatto di sguardi e postura di fronte alla telecamera. 

Presidential primaries debates 

Nel primo articolo che uscirà domani, prenderò in considerazione i dibattiti tra i membri di uno stesso partito, detti anche “per le primarie”, come quelli che vedremo questa settimana. In essi si confrontano coloro che intendono reclamare la nomination alla presidenza per il Partito Repubblicano o Democratico.

dibattiti
Il primo dibattito repubblicano del 2015

Il primo dibattito registrato e andato in onda via radio fu quello del 1948 tra i due candidati repubblicani dell’epoca, ma il primo dibattito trasmesso in televisione fu del 1956 tra i due candidati democratici. Da lì iniziò la tradizione dei dibattiti tra gli aspiranti alla nomination di uno stesso partito. 

Il dibattito integrale del 1956 tra i democratici Adlai Stevenson e Estes Kefauver.

È impossibile identificare un percorso regolare nello sviluppo di questi dibattiti. A grandi linee, essi sono aumentati col passare degli anni e con la crescente importanza della TV e del fattore “immagine”.

Di conseguenza sono diventati più “istituzionalizzati” e regolamentati.  Infatti, quando il format era ancora giovane, le campagna elettorali si mettevano d’accordo tra loro per tenerli, mentre negli ultimi anni il partito ha assunto un ruolo fondamentale nell’organizzazione.

La loro quantità è anche aumentata esponenzialmente: possono essere 9, 12 o anche 21 e variano a seconda degli anni e del numero dei candidati. Iniziano anche dieci mesi prima delle primarie (come nel 2008) e proseguono per questa stagione mano a mano che i candidati minori e meno votati si ritirano.

Tutto questo per dire che no, non conosco ogni dibattito ma solo quelli che nella memoria collettiva, negli studi degli storici, dei politologi e dei massmediologi (what?) sono stati considerati i più importanti. È un compromesso che dà una visione parziale, imperfetta e mediata: vi invito a tenere conto di questo mio limite.

Da questi dibattiti, infine, ho selezionato alcuni momenti che mi hanno colpito particolarmente e sui cui si può fare un ragionamento sensato. 

Presidential Debates 

I primi Presidential Debates tra candidati dei partiti opposti si sono tenuti invece nel 1960, tra Richard M. Nixon e John F. Kennedy. Tuttavia, nelle tre elezioni successive il format è stato abbandonato, per essere ripreso nel 1976, dove si confrontarono il presidente uscente Gerald R. Ford e il candidato democratico Jimmy Carter. Da questa data, i confronti si sono tenuti regolarmente ogni anno prima delle elezioni e nell’ultimo ventennio si è stabilito il canone di 3 dibattiti presidenziali accompagnati da un dibattito vicepresidenziale.

Questi dibattiti sono tutt’ora organizzati da una commissione che si dichiara “non-partisan”, ovvero “non di parte”, la Commission on presidential debates. Anche qui ci sarebbe da riflettere, perché in realtà la commissione favorisce, anche per motivi di appeal mediatico, un confronto tra i due candidati dei maggiori partiti. Un eventuale terzo candidato indipendente, per partecipare, deve invece quotarsi almeno al 15% nei sondaggi sulle preferenze di voto. 

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Vicepresidential Debates

Questi dibattiti, infine, sono stati pensati per enfatizzare il ruolo del “running-mate”, il candidato alla vicepresidenza che dovrebbe compensare le mancanze del candidato presidenziale. Questi confronti sfruttano l’importanza mediatica, simbolica e anche decisionale che la vicepresidenza ha acquisito dalla seconda metà del novecento… insomma, il vicepresidente è “ad un battito cardiaco” di distanza dalla presidenza.

Note:

Video utili per approfondire il discorso dibattiti, immagine e media:

Libro utile: Presidential Debates: Risky Business on the Campaign Trail di Alan Schroeder.

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