Il capo riluttante: un nuovo modello di leadership politica?

Capo riluttante

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Quando ha annunciato la sua candidatura alle presidenziali due mesi fa, il texano Beto O’Rourke ha infastidito diversi commentatori per aver dichiarato: «I’m born to be in it», ovvero “sono nato per essere presidente”. Alcuni hanno scritto che ad una donna un commento del genere non sarebbe mai stato perdonato: se Hillary Clinton, ad esempio, l’avesse fatto, sarebbe stata accusata per l’ennesima volta di essere assetata di potere e di considerare la presidenza come un suo diritto.

Allo stesso modo, Beto sembrava rimarcare inconsapevolmente il suo privilegio di essere nato bianco (e belloccio) e quindi con una possibilità di essere eletto più alta di donne e minoranze.  

Senza smentire questo tipo di riflessioni che meriterebbero una seria discussione, secondo me c’è un’altra questione che viaggia parallela al genere e alla “razza”.

Alla ricerca di un nuovo tipo di leader.

Ho la sensazione (ripeto, è solo una sensazione, non uno studio approfondito) che una parte dell’elettorato democratico sia sempre meno a suo agio con candidati “nati per essere presidente”. Con ciò intendo coloro che hanno fatto un percorso dove l’intenzionalità di arrivare alla più alta carica è rintracciabile ed evidente.

Delusioni e reazioni?

Forse tutto ciò è stata una reazione ad alcune esperienze che hanno condotto ad una visione più disillusa del leader politico.

  • l’Obama-mania si è spenta in una presidenza convenzionale che ha avuto le sue difficoltà e le sue criticità, com’è anche giusto che sia.
  • Inoltre, una candidata diversissima da Obama come Hillary Clinton ha suscitato prima fastidio per il suo profilo da affamata di cariche politiche (a cui va aggiunto il fattore “donna”) e poi delusione per il suo risultato elettorale.

Tutto ciò, assieme all’elezione di Trump, sembra aver confermato che il politico di professione che pianifica la sua ascesa piace sempre meno: sia che punti su una retorica idealista (Obama) sia che sottolinei il suo passato da esperta e realista (Clinton). 

Questa mia riflessione, lo sottolineo, è abbastanza estemporanea. Non ho alcun dato affidabile alla mano (e dubito che ce ne siano) per quantificare con certezza quanto questa attitudine sia diffusa e se abbia significative ricadute alle urne.

Certo, l’antipolitica è una tendenza diffusa e lo sappiamo bene anche in Italia. Però, tornando agli USA, il candidato di punta per i democratici rimane Joe Biden, il politico di carriera per eccellenza. Il secondo favorito è Bernie Sanders che nonostante sia un outsider del partito è stato in politica per la maggior parte della sua vita. 

Il capo riluttante nelle serie tv.

Candidature a parte, non è un caso che due delle serie di argomento politico più popolari in America negli ultimi anni, Madam Secretary e Designated Survivor, presentino un modello di leadership particolare, che chiamerei del “capo riluttante”.

Con questa dicitura intendo dei tipi idealizzati di politici che uniscono tre caratteristiche:

  • l’aver assunto la carica con forti riserve, magari in circostanze eccezionali, senza averlo desiderato o pianificato.
  • l’essere dotato di principi etici molto saldi, tra cui una vocazione al servizio pubblico, che li obbliga ad assumere la carica nonostante sia l’ultima cosa che vogliono al mondo.
  • il presentarsi come idealisti e realisti allo stesso tempo, senza mai enfatizzare troppo una delle due caratteristiche, ma agendo anzi con contegno e riservatezza.

Delle due serie abbiamo qualche dato sicuro su cui basare la riflessione: il numero di spettatori, molto buono per la prima e accettabile per la seconda. Inoltre, possiamo notare come le tematiche trattate incontrino la sensibilità di un pubblico progressista.

Oltre ad evocare fatti realmente accaduti o dibattiti in corso nell’opinione pubblica, interpretano il mondo confezionando delle risposte per il grande pubblico. I consumatori, infatti, spesso prendono queste serie TV come termine di paragone per la realtà.

È un fenomeno già riscontrato con la “madre” di questi sceneggiati politici, The West Wing, utilizzata sia da specialisti che da dilettanti come esempio per discutere di politica americana. 

Madam Secretary

Prendiamo intanto la serie più longeva e popolare delle due: Madam Secretary, uscita nel 2014 e arrivata alla sua quinta stagione.

Elizabeth McCord (Téa Leoni) è un’ex analista della Cia e professoressa universitaria che alla morte del Segretario di Stato (ministro degli esteri USA) viene chiamata dal presidente a sostituirlo.

Liz ha una famiglia normale, una bella vita e non sembra avere motivi per rifiutarla. Tuttavia accetta il lavoro perché è chiamata a farlo, convinta dal suo spirito di servizio. La costruzione del personaggio ci convince che la scelta tra accettare e rifiutare per lei non esiste: lei risponde ad un suo imperativo morale che la obbliga ad assumere l’ufficio di Segretario di Stato.

Elizabeth passa così da una carriera “tecnica” al centro dell’arena politica. Insofferente nei confronti degli intrighi del potere e disinteressata della sua immagine pubblica, ha un carattere schivo e riservato e sembra sempre voler dire “vorrei non essere qui” (almeno nelle prime stagioni). Tuttavia, è la migliore in quello che fa.

Aiuta tantissimo anche l’interpretazione di Téa Leoni: voce bassa, un po’ impastata, spalle e testa spesso piegate assieme ad un’espressione corrucciata. Comunica perfettamente la sua stanchezza e il peso della responsabilità.

Designated Survivor

Anche Thomas Kirkman (Keith Sutherland), protagonista di Designated Survivor, ha molti punti in comune con Elizabeth McCord.

Un “tecnico” senza una carriera politica, era un membro indipendente del gabinetto presidenziale, dove ricopriva il ruolo il Segretario della Casa e dello Sviluppo urbano.

La sera in cui il presidente tiene il discorso sullo Stato dell’Unione, Kirkman è il sopravvissuto designato, il membro dell’amministrazione scelto per essere tenuto lontano e al sicuro quando tutto il governo è riunito al congresso per ascoltare il presidente. Lo scopo è di preservare la linea di successione presidenziale nel caso di un attentato. Ovviamente nella serie il congresso salta in aria assieme al presidente, al vicepresidente e al suo gabinetto. Kirkman giura quindi come presidente degli Stati Uniti.

Le circostanze della sua nomina sono catastrofiche e lui passa da essere uno sconosciuto a essere il capo di una grande potenza. Ancora una volta però la strada giusta per rinnovare la vita politica passa per un leader “capitato” quasi per caso.

Anche Kirkman è riluttante ad assumere il suo ruolo, non l’ha mai voluto e a momenti pensa di non essere la persona giusta. Tuttavia, continua sulla sua strada perché spinto dai suoi valori di responsabilità e di servizio pubblico, alla faccia di chi lo vorrebbe destituire.

Ma è sul serio un modello “nuovo”?

La categoria che ho utilizzato oggi, a cui ho cercato di dare un nome in maniera maldestra, ha comunque dei precedenti. Molti sono infatti i modelli che i media hanno utilizzato per pensare il leader ideale.

Ovviamente, il “capo riluttante” non potrebbe esistere senza essere prima di tutto outsider, un individuo che viene dall’esterno del sistema. Inoltre è realista, concreto, every man/woman, ma anche idealista e moralista. Tutto queste sono delle scatoline immaginarie in cui sono stati posti candidati e figure politiche nella narrazione pubblica.

È mai esistito il capo riluttante nella politica statunitense?

Non possiamo dirlo per certo, perché tutto si mescola con le questioni di immagine: si può apparire umili e modesti quando in realtà non lo si è per nulla. Sopratutto, esso è un modello ideale e per questo ha poca aderenza con la pratica politica reale e con individui esistenti o esistiti.

Il “capo riluttante” quindi, se non esiste solo nella mia testa (probabile), sopravvive nella mente di sceneggiatori, giornalisti e pubblico. Il suo valore nella concezione politica degli americani è tutto da scoprire.

Spero che questa riflessione vi abbia suscitato qualche domanda e perché no, anche qualche critica. Ci vediamo al prossimo articolo e approfittate del maltempo per recuperare almeno i pilot di Madam Secretary e Designated Survivor!

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