Il primo giorno. – Mari IN ‘merica #1

Originalissimo! Un altro che si mette a fare diari di viaggio. In realtà è più per me per me come cosa, dato che questi 45 giorni negli USA, principalmente a New York, sono la mia prima esperienza all’estero da solo e totalmente in autonomia.

Infatti, non sono né appoggiato all’università né sono accompagnato da amici (ok è vero, due vengono a trovarmi per le vacanze di Natale) o parenti. La cosa più vicina ad un legame attivo che ho qui è la simpaticissima host di Air BnB che ho sentito solo via mail.

Per cui, almeno a fino a che non incontrerò qualche esemplare stile Human of New York, Mari’merica sarà la mia unica occasione per discutere un po’ di quello che vedrò qui. Chissà, magari potrò dare anche qualche informazione utile a chi vorrà intraprendere un viaggio simile.

Se non lo faccio inizio a fare quella cosa per cui cammino per strada e sorrido come un ebete e poi inizio a parlottare da solo quando vedo le cose. Perché non ce la faccio a stare zitto e allora lo speciale emerge.

Il viaggio

Il primo giorno di un viaggio all’estero è come una puntata pilota di una sitcom: di solito è una cosa un po’ bruttina e fatta tanto perché bisogna, che tenta di introdurti (male) ad un nuovo mondo. La serie la prosegui solo perché pensi: “Beh, potrebbe avere delle potenzialità, diamole una seconda possibilità”.

Tra aerei, scali e traporti vari, il mio viaggio verso NY è durato circa una ventina di ore…. se da Bologna a Londra ci hanno stipato in un aereo della British che giuro, su Ryanair si sta più larghi, da Londra a New York ho volato per la prima volta con Virgin Atlantic che è diventata la mia compagnia aerea preferita.

Sarà che stavolta, stranamente, non ho sofferto troppo il mal d’aereo, sarà che avevo scelto il sedile giusto (trio di mezzo, sedile corridoio) e i diversi pasti coniugavano leggerezza e golosità.

Si lo so fa un po’ schifo a vedersi ma Enrico della Volpe voleva le foto del cibo da aereo.

In economica non si stava malaccio e tra i film sono anche riuscito a recuperare un film commedia molto bello, Late Night. Mi ha stuzzicato un po’ su quello che andrò a vedere in questo mese. Infatti, è ambientata a New York e tratta di un late show televisivo fittizio. Comunque ve lo consiglio, perché affronta un dibattito molto recente relativo alla comicità, senza vittimismi e recriminazioni. Il messaggio finale è che la gente troverà sempre qualcosa su cui ridere, comunque vada.

L’arrivo

Arrivato all’aeroporto JFK, ho intrapreso un tragitto in metro di due ore dall’aeroporto (JFK) ad Harlem (dove ho l’appartamentino) con il valigione di 23 chili da portare su e giù per le scale non mobili dell’affascinante metro vintage di New York.

Tutto è fattibile però, anche perché all’uscita mi ha accolto la bellissima 125esima strada, storica via di Harlem dove si trova l’Apollo Theater, uno dei simboli della cultura Afroamericana, crocevia di artisti e musicisti sin dall’Harlem Renaissance negli anni trenta. Ne riparleremo.

Alla fine, ho recuperato le chiavi dell’appartamento da un Grocery Store smarsissimo (un “Deli”) tipo quelli dei film dove appena entri c’è una rapina. Ovviamente non riuscivo ad aprire la porta del palazzo, ma fortuna che una c’era una tipa che stava entrando e mi ha spiegato con un po’ di insofferenza come fare. L’edificio e l’appartamento sembrano abbastanza vecchi, però hanno il loro fascino urban e sono anche abbastanza caldi. Il bilocale è a dir poco caratteristico e già lo adoro.

La tentazione di chiudersi dentro e buttarsi a letto e morire dopo un viaggio di venti ore senza sonno era tanta. Però, proprio dall’altra parte della strada c’era Shake Shack, la “storica” catena di Hamburger newyorkesi, poi diffusasi in altre città. Per dirla breve, è il MacDonald per quelli che se la tirano.

Allora prendi, vai ed ecco la scena che mi capita ogni volta che vado in un paese anglofono, del cassiere che mi fa «Ehi welcome, how are you?» a cui rispondo, prontamente, come mi ha insegnato la scuola dell’obbligo: «I’m fine, thanks! And You?». Lui non mi risponde, mi guarda con una faccia da «guarda amico, dimmelo tu come sto» e dopo un momento di silenzio mi chiede l’ordine.

Buono il panino.

Una foto a dir poco oscena.

Informazioni Utili:

  • Viaggio in aereo: io prenotato l’itinerario più economico su Expedia.it circa 7-8 mesi prima e un po’ ho risparmiato. Più fate scali più risparmiate, di solito.
  • Qui potete vedere tutti gli shake shack di New York.
  • Spostamento dall’aeroporto JFK a Manhattan: io ho scelto di prendere l’Air Train fino a Howard Beach e da lì la metropolitana linea A (blu) che mi ha portato ad Harlem. Il tutto mi è costato 11$ perché l’Air Train ha tariffe proprie, mentre per stare qui penso farò la metrocard mensile.

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