Jennifer Lopez che (non) canta, la fila e le prove – Mari IN ‘merica #20-#21

Jennifer Lopez

Uscendo da All in with Christ Hayes (ve ne parlo più avanti), ho dato un occhiata alla fila d’attesa per Saturday Night Live, quella che avevo fatto due settimane fa, che stavolta avrebbe avuto Jennifer Lopez come host.

Here we go again.

Ci saranno state una quarantina di persone in fila, poche, pochissime per quell’ora. Sarebbe stato un peccato non approfittarne: sono qui, la sedia ce l’ho, l’equipaggiamento pure e comunque, arrivando per le 23, avrei dovuto aspettare la metà del tempo dell’altra volta.

Inoltre, come ho già detto, Jennifer Lopez (no, senza Pitbull) avrebbe condotto la serata e il me stesso di qualche anno fa mi avrebbe insultato se non avessi colto l’occasione.

spaccavo i culi a tutti.

Per cui sono tornato a casa, ho preso tutto il necessario, sedia e zaino in spalla e sono tornato al Rockefeller Center. Stavolta, non solo l’attesa è andata generalmente “meglio”, anche se c’era un po’ più freddo, ma ho conosciuto anche persone molto interessanti. Con l’eccezione rilevante dell’ora dalle tre alle quattro che sembrava non passare mai, il resto del tempo è volato, tra chiacchiere sulle nostre vite e su altre questioni.

Alla mia sinistra c’era un ragazzo che veniva da Jackson, Mississippi, nel sud degli USA, mentre alla mia sinistra c’erano due ragazzi canadesi e un imprenditore. Quest’ultimo ha leggermente diversificato: è proprietario di una ditta che fa servizio neve sulle strade e di un’altra che produce marijuana a scopi terapeutici.

Jennifer Lopez
No, non me ne ha data.

Alle sette e poco più, è passata la signora NBC a darci i biglietti. Trenta persone prima di me avevano scelto di partecipare al live show, quello in diretta televisiva che a cui sono andato io l’altra volta. Solo quattrordici, invece, avevano scelto le prove generali (dress rehearsal). Ho deciso di andare a quelle, dato che non le avevo ancora “provate” e avevo la sicurezza di accedere al programma, essendo il numero sul biglietto molto basso.

Saturday night Live di nuovo

Quindi di nuovo casa, doccia, bella dormita e per le 17 sono riririritornato al 30 Rockefeller Plaza. Dopo una mitica pepperoni pizza da Harry’s Italian Pizza, mi sono messo in fila allo Shop della NBC.

Poiché è la sesta volta in tre settimane (e seconda in due giorni) che questi mi vedono, avevo paura che mi avrebbero cacciato dal luogo che ormai per me è una seconda casa. Però, c’è di peggio, come la gente che fa la notte ogni fine settimana per prendersi il biglietto per SNL. Molte di queste persone erano in fila con me.

Dress Rehearsal sì.

Infatti, nella fila per le prove generali, c’è solitamente una grande quantità di fan sfegatati del programma. Questo perché molti preferiscono assistere a queste, reputandole meglio del live show per diversi motivi.

Il Dress serve per accertarsi che funzioni tutto prima della diretta. Un osservatore inconsapevole potrebbe pensare di trovarsi davanti al programma fatto e finito, dato che si svolge tutto come se fosse il prodotto finale: costumi, dialoghi, ambientazioni, inquadrature, posizioni delle telecamere e luci.

Però ci sono delle importanti differenze. L’ambiente è più rilassato e non c’è quella frenesia della preparazione tra uno sketch e l’altro, che per quanto mi riguarda fa spettacolo a sé. Anche gli attori sono più tranquilli. A volte, si possono notare dei piccoli errori, come Jlo che esce dalla parte sbagliata o i comici che ridono più facilmente, o ancora i membri della crew che smadonnano perché non riescono a spostare la parete di un’ambientazione.

L’elemento più importante che spinge molti a preferire il dress rehearsal è il fatto che si può assistere ad un minimo di due ad un massimo di quattro sketch in più, i quali saranno poi tagliati durante la diretta per questioni di minutaggio.

Dress Rehearsal no.

Questi sono tutti argomenti che ho letto nei vari blog in questi mesi e che ho sentito ripetere dai super fan in fila con me. Io ho ascoltato tutto ciò un po’ dubbioso: le riserve che avevo già, sono state confermate dopo aver assistito finalmente al dress.

Prima di tutto, l’energia nello studio non è la stessa del live show. Non c’è lo stesso entusiasmo da parte del pubblico, così come non si percepisce la frenesia e il “caos ordinato” tra uno sketch e l’altro. Non c’è quindi la tensione generata dalla necessità di portare una trasmissione complessa davanti a milioni di telespettatori, senza errori.

Tutti questi sono elementi che ci piaccia o no compongono al programma finale, quello che va in onda e che studio io, quindi quello che mi interessa.

Infatti, le prove rimangono appunto “prove” e sono un prodotto culturale diverso, utile magari per fare un confronto successivo con la diretta. NON È il programma televisivo, le cui puntate vere e proprie sono la prima fonte da cui trarre riflessioni storico-culturali.

Robe da fan?

Assistere al Dress Rehearsal, infatti, risponde ad un altro tipo di necessità: quella del fan. Sì, anche io sono “fan” nel senso di appassionato del programma, ma prima di tutto cerco di dare la precedenza al ruolo di ricercatore in questo ambiente.

Un elemento che mi aiuta in questo, è il fatto che mi sono sentito sempre poco a mio agio con le manifestazioni tipiche in ogni fandom: l’essere più fan degli altri perché hai visto la testa o la spalla di quell’attore o appunto, l’essere disposti a perderci il sonno o la salute solo per sedere nei posti più inculati dello studio e vedere bene (comunque di lato) solo il monologo e un paio di sketch.

Jennifer lopez

Uno direbbe «eh ma comunque al dress rehearsal vedi più sketch!». No, non li vedi, ti convinci di essere lì a vederli, perché ne hai intravisto la preparazione e li segui sugli schermi attaccati al soffitto…ma a questo punto stavi meglio a casa, penso io.

Perché ovvio, anche stavolta i posti che ci hanno assegnato erano quelli che erano. Se avessi preso il biglietto tramite la lotteria terrei in considerazione la partecipazione al dress rehearsal, dato che ti fanno sedere centrale e riesci a vedere molto più sketch.

Not fan but CULTORE (uuuh).

Comunque, tutto ciò non è una polemica moralista, perché ognuno adora, ama e prega ciò che vuole come vuole. Però, istintivamente e personalmente mi sento lontano da tutto ciò.

Nonostante le auto-giustificazioni pragmatiche (“vedi più sketch”), mi sembra che nel partecipare al dress rehearsal giochino altri fattori: la volontà di vedere il prodotto prima del resto del mondo, anche se, come vi ho spiegato, non vedi quello ma vedi un’altra cosa; ma soprattutto, l’eccitazione del “dietro le quinte” e del fare un’esperienza più personale e intima degli altri. Insomma, il fan si trova bene nel gruppo, ma vuole anche essere speciale.

A me, di tutto questo, è sempre fregato il giusto se non potevo ottenere dei risultati concreti. Quella delle prove è stata sì un’esperienza interessante e istruttiva a cui assistere, ma ora che so come funziona non vedo motivi per ripeterla. Se ci saranno prossime volte, live show tutta la vita. È il processo produttivo e della diretta che conta, del “qui e ora” del prodotto finale che non può permettersi errori. Gli sketch, anche quelli tagliati, li puoi guardare bene su YouTube.

P.S. Dubitate poi sempre e comunque di queste mie considerazioni: sono alla seconda visione dello show, nonché all’UNDICESIMA partecipazione ad un programma in studio nel corso di tre settimane consecutive. Lo so che è un grande privilegio, ma l’entusiasmo è destinato a calare. Non per Jennifer Lopez, per lei mai.

Comunque, lo show.

Dopo questa lunga parentesi esplicativa, veniamo alla puntata. Lo show di ieri sera non è stato un evento come quello di due settimane fa, con Will Ferrell, i dibattiti democratici e il misto tra storia e nostalgia portato dagli ex membri del cast. Però, cavolo, Jennifer Lopez è sempre Jennifer Lopez.

Jlo però non ha cantato, almeno non le vesti di musical guest, dato che quest’ultimo era Dababy (che nessuno, in fila, conosceva).

Jennifer Lopez ha infatti confermato la sua professionalità di attrice recitando nei vari sketch. Infatti, è un anno importante per lei: appena diventata cinquantenne, ha interpretato con successo il ruolo di protagonista nel film Hustlers, grazie al quale è in corsa per gli oscar.

Al termine del monologo, per aprire la stagione natalizia di SNL, ha fatto comunque una breve e divertente performance di Santa Claus is Coming to Town. (NON All I Want for Christmas is You come ho scritto su Instagram, dannata New York sotto Natale dove in ogni strada un jingle diverso ti si infila nella testa e sostituisce l’altro).

Trump bullizzato.

Il grande sketch della serata è stata lapertura a freddo, che in questa puntata ha parodizzato il rapporto tra Trump e i leader europei a seguito dell’uscita di un video dove Trudeau, Macron e Johnson lo deridevano alle sue spalle al vertice NATO.

Lo sketch vede i tre nel ruolo di bulletti delle superiori prendersela con Trump che vuole sedersi al loro tavolo in mensa. L’umorismo deriva dal fatto che Trump, stavolta, deve fare i conti con il ruolo di “bullizzato”. La scrittura del segmento rivela un certo compiacimento nel vederlo in questo ruolo atipico. Egli, infatti, con i suoi attacchi e le sue offese, sta spesso dall’altra parte della barricata.

Ovviamente, ho visto il tutto sugli schermi appesi e non sul palco che era coperto da tre pareti di ambientazione. Peccato, perché il punto forte dello sketch è la presenza in contemporanea di quattro all-star: Alec Baldwin nei panni Trump, Paul Rudd in quelli di Macron, Jimmy Fallon in quelli di Trudeau e per finire James Corden in quelli di Boris Johnson. Corden, che interpreta un Johnson esaltato dall’essere nel gruppo dei “cool kids” a differenza del suo amico Trump, è stato il più esilarante.

Weekend Update

Il segmento Weekend Update, durato 10-15 minuti è valso per me almeno metà della serata, con l’altra metà occupata ovviamente da Jlo.

WU È lo sketch del “finto notiziario”, presente in ogni puntata di SNL dal 1975. Visto in dress, è probabilmente l’unico elemento che rivela qualcosa del processo preparatorio dello show. Allestito senza grandi barriere architettoniche, sono anche riuscito a guardarlo abbastanza bene.

WU è composto principalmente di battute a raffica sulle notizie calde della settimana. Non c’è un’ambientazione, non c’è una storia, ma i due anchormen, Colin Jost e Michael Che, devono assicurarsi che le loro battute scatenino una risata immediata, testandole prima della diretta.

I due interagiscono quindi con il pubblico in sala, dal quale si aspettano un reazione. Quando non arriva, ridacchiano e pronunciano frasi del tipo «ok, scusate, sembrava più bella nella mia testa» oppure «ma come, meritava una risata più grande!». Al contrario, quando la battuta viene accolta da una fragorosa risata ringraziano il pubblico e continuano.

Nello sketch, Kate McKinnon ha fatto anche una caricature della Speker della Camera Nancy Pelosi. Un’imitazione divertente e benevola, che si è presa gioco della religiosità di Pelosi e delle sue dichiarazioni sul fatto che non odia Trump ma anzi, pregherebbe per lui. Ovviamente, è stata un altra occasione per tirare qualche frecciata al presidente.

Ah sì, ultima cosa. per comporre questo articolo sto scorrendo i video della diretta ed ecco, l’unico sketch tagliato questa volta è stato uno abbastanza mediocre sulla campagna di Pete Buttigieg. Poco male. Quindi, SKAKKO MATTO FAN!

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