Mean Girls: il film, Broadway e me – Mari IN ‘merica #18

Mean Girls

Quando ho prenotato il biglietto aereo, ormai otto mesi fa, sapevo che sarei venuto negli Stati Uniti per studiare e vedere più da vicino la comicità americana e Saturday Night Live. Un’altra cosa, per me, era irrinunciabile: vedere il musical di Mean Girls.

E lo so, fa ridere. Fa ridere anche me. Anzi, in realtà mi fa sorridere, perché Mean Girls è un qualcosa a cui tengo molto. Questa, infatti, è una pagina di diario un po’ speciale.

Film e musical.

Il film l’ho scoperto più di cinque anni fa grazie alla mia amica Anna, che l’ha proposto per una serata-film tra amici. L’ho rivisto poi almeno una volta l’anno, per “riscoprirlo” e rivederlo sotto una luce diversa poco più di un anno fa.

Intanto, nel 2017 ne è stato tratto un musical che da aprile 2018 si tiene regolarmente a Broadway, quasi ogni giorno.

Io mi sono precipitato ad ascoltarne la colonna sonora, che ho subito adorato. Da lì, il film e le canzoni del musical sono diventate un’entità unica per me. Era la stessa storia raccontata in due modi diversi. Però, quando ascoltai l’album per la prima volta, non avrei mai immaginato che quelle stesse persone che cantavano le canzoni le avrei viste dal vivo a Broadway. Mi ero detto tra me e me: “andrò a vederlo un giorno”. Tuttavia, mai avrei pensato così presto e con il cast originale ancora in attività.

Sì, perché è impressionante il fatto che siano sempre loro. Solo due attrici del cast principale sono state state sostituite e quasi ogni giorno, da più di un anno e mezzo, sul palco ci sono pressoché gli stessi attori a recitare, cantare e ballare la stessa opera.

Tina Fey

Seconda elemento del puzzle: Tina Fey. È l’autrice della sceneggiatura del film del 2004, nonché del book per il riadattamento teatrale-musicale del 2017. Suo marito, Jeff Richmond, ha composto le musiche, mentre i testi sono di Neil Benjamin. Nel film è anche Mrs. Norbury, la professoressa di matematica e mentore di Cady, la protagonista interpretata da Lidsay Lohan.

Tina Fey è la mia comica preferita, assieme a Larry David. È principalmente un’autrice e attrice. Grazie a lei e alla sua imitazione di Sarah Palin, candidata repubblicana alla vicepresidenza nel 2008, si è originata nella mia testa la prima grezza idea di una tesi di laurea su Saturday Night Live. Da lì, ho iniziato a scoprire la carriera di Fey, ritornando, ovviamente, come prima cosa, a Mean Girls, per poi guardare anche altri suoi film, i suoi sketch a SNL e la sua serie 30 Rock.

Nella mia vita, poi, sono successe un sacco di cose diverse e alla luce di queste, dopo la “scoperta” di Tina e l’uscita del musical, ho iniziato anche a vedere Mean Girls con un’occhio più personale, come vi racconterò tra poco. Intanto, il pensiero di fare qualcosa con questa storia della comicità americana prendeva forma.

Per farla breve: mi piace pensare che l’idea di venire ora in questo luogo, a New York, sia nata grazie a Tina Fey e a Mean Girls.

Per chi non l’ha mai visto, cos’è questo film poi diventato un musical?

È una semplice commedia che molti della mia generazione hanno visto e adorato. È la storia di una ragazza, Cady, che si trasferisce dal Kenya, dove era in missione con i suoi genitori, negli Stati Uniti e frequenta per la prima volta, a 16 anni, un tipica scuola americana. Lì, si trova a fare i conti con una nuova “società”, fatta di amici e nemici, di aspettative che si scontrano con la realtà, ma soprattutto dell’estrema importanza data alla popolarità e alle sue regole. La sua nemesi è Regina George, la padrona delle plastics, le ragazze finte, altezzose e meschine.

Un anno dopo il film, nel 2005, il mondo assistette alla caduta di Anakin Skywalker, che diventò proprio ciò che aveva giurato di distruggere in Star Wars – La vendetta dei Sith.

Tuttavia, già Cady nel 2004 aveva fatto un percorso simile: un elaborato piano per vendicarsi e umiliare Regina porta a conseguenze inaspettate: Cady, ossessionata dalla sua nemesi, diventa sempre più simile a lei e finisce per sostituirla. Come quella di Anakin, la storia di Cady termina con la sua redenzione (anche se non ci vorranno tre film…), non prima però di essere diventata la persona più odiata di tutta la scuola.

Questo parallelismo è pertinente perché Mean Girls manifesta un altro stilema classico del cinema americano, mutuato dalla letteratura europea: il viaggio dell’eroe. Sì, esso si trova anche in una commedia per teenager.

Mean Girls e la società.

Mean Girls è anche una satira sociale molto acuta. Il film del 2004 prendeva di mira numerosi elementi: la cultura della popolarità e dell’immagine nelle scuole americane; i genitori ridicoli che rinunciano al ruolo di educatori per ricevere l’approvazione dei figli; l’istituzione scolastica che favorisce una segregazione interna e che costringe gli insegnanti sottopagati ad un doppio lavoro.

Al contrario, vengono esaltati valori come la fiducia in se stessi, lo studio, l’intellettualismo e la non conformità a regole socialmente imposte e a modelli di bellezza irreali. Mean Girls è una storia di formazione pensata per dei (ma soprattuto delle) Teenager.

Gli “aggiornamenti” del Musical

Il musical aggiorna questi temi al 2019, con una freschezza che raramente si riscontra quando comici di generazioni precedenti alla mia tentano di ingaggiare un discorso con i giovani di oggi.

La scrittura appare “sul pezzo” e non si lascia andare né a demonizzazioni della pratiche, delle tendenze e delle idee giovanili, né a ruffianerie e trattamenti acritici.

Se da una parte Fey tira qualche frecciatina ironica alle politiche identitarie e alla woke culture, un ampio spazio viene dedicato agli effetti dati dall’uso irresponsabile dei social media e a questioni come il Revenge Porn e lo Slut Shaming.

In quest’ultimo caso, Fey ha dovuto reprimere i sui classici istinti vendicativi anti-cheerleader e pro-secchione, per riflettere su una concezione più ampia di femminismo che non demonizzi l’aspetto fisico e la libertà sessuale. Anche se ogni tanto l’ironia di Tina, che casca sempre con un’accetta, si fa sentire bene!

Personaggi vecchi ma nuovi.

L’esempio più lampante della freschezza del musical è l’evoluzione del personaggio di Karen. Interpretata nel film del 2004 da Amanda Seyfried, Karen è una ragazza stupida e sessualmente “facile”, che viene implicitamente denigrata e ridicolizzata per queste sue caratteristiche.

Nel musical, il personaggio è più profondo: non è stupida a priori, anzi, è capace di riflessioni complesse che però sono spesso inconsapevoli. Lei si reputa stupida non perché lo sia veramente, ma perché ci si è sempre aspettati da lei un basso livello intellettuale e quindi un certo tipo di comportamento erotico.

Infine, anche altri personaggi che nel film erano semplici macchiette ricevono maggiore spessore. La servile Gretchen vive un conflitto interiore fortissimo: nonostante sappia di essere nel torto, non resiste a seguire sempre il “capo” di turno, come se fosse una dipendenza. Anche lei, è un personaggio con cui si può empatizzare.

Secondo me, a permettere questo approfondimento è anche la musica che si unisce all’ironia. La sola comicità, infatti, a volte indurisce e semplifica la realtà. Quando però ci sono testi musicali che accompagnano una storia, essi vengono usati per riflettere su se stessi e per dare sfogo ad una gamma più ampia di emozioni.

Infine, i due amici anticonformisti di Cady, Damian e Janis, sono coloro che aprono e commentano ogni atto e ogni scena dello spettacolo, descritto da loro come una Cautionary Tale, un racconto che serva da monito al pubblico. Infatti, nonostante l’utilizzo frequente dell’ironia, l’intenzione pedagogica e morale della storia è molto esplicita.

Si ma, perché Mean Girls?

Queste sono tutte cose interessanti e che possono stimolare molte riflessioni, ma perché, come dicevo all’inizio, a questa storia ci tengo molto? Perché Mean Girls è così personale per me? Oltre alla convergenza di elementi concreti (Tina Fey, comicità, tesi ecc…) c’è qualcosa di più.

La verità più profonda non riuscirò mai ad esprimerla a parole. Però, è principalmente una questione di identificazione con i personaggi e le vicende del film. Cady, la protagonista, è il personaggio in cui mi riconosco di più e nonostante io non sia mai arrivato (ovviamente) agli estremi narrati nella sua storia, ho lottato spesso con gli stessi dilemmi e convissuto con le stesse vulnerabilità. Ogni tanto, mi guardo indietro e Mean Girls è la lente con cui leggo la mia storia e il mio agire.

Ecco alcuni di questi miei dilemmi che combaciano con le tematiche della storia.

L’entusiasmo e le aspettative che non corrispondono alla realtà. La viscerale necessità di “piacere” agli altri, di riceverne l’approvazione. A volte, anche l’errore di aver inseguito e imitato le varie “Regina George” di turno, persone che non rispettavo a livello umano ma di cui ammiravo la popolarità. La vergogna, il terrore della solitudine, il voler essere diverso, ma non così tanto da essere l’escluso. Però, anche la speranza di riuscire, finalmente, un giorno, a fregarsene altamente e a vivere sereno.

Questi stimoli, assieme alla convergenza di cause che vi spiegavo prima, hanno saldato la mia relazione speciale con Mean Girls. Che si voglia o no, il film/musical ritorna sempre e non riesco a scrollarmelo di dosso.

Probabilmente questi motivi non sono abbastanza per smettere di ridere di questo maschio etero ventiquattrenne che ama i musical, lo showbusiness, le commedie, i film da teenager e che si identifica costantemente con i personaggi femminili delle storie che ama. Some weird shit, eh?

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