Saturday Night Live finalmente e veramente Live – Mari IN ‘merica #7

Saturday Night Live

Ebbene sì, la nottata al freddo ha dato i suoi frutti! Sono riuscito a vedere in studio Saturday Night Live e non potevo desiderare puntata migliore a cui assistere dal vivo.

La tensione.

Alle 21 e qualcosa mi sono diretto allo Shop della NBC. Lì, chi come me aveva ottenuto lo Stand By Ticket, attendeva nervosamente di sapere se avrebbe avuto accesso allo Studio 8H.

Alla fine, le simpatiche guardie hanno fatto passare dai controlli di sicurezza più di quaranta persone. Una volta passati i controlli, abbiamo aspettato a lungo su una scalinata dove dal soffitto pendeva questo lampadario, una delle poche foto che sono riuscito a fare in segreto.

Passate queste porte, siamo saliti al Peacock Lounge, la lobby da dove accedevano i fortunati che avevano vinto il biglietto della lotteria. Mentre costoro venivano accolti e condotti allo studio, era difficile non pensarli come “privilegiati”, visto che avevano vinto il biglietto senza dover passare la notte al freddo come noi. Poi, sembravano anche incredibilmente più facoltosi di noi.

Saturday Night Live

Comunque, il momento della verità è arrivato quando abbiamo attraversato la rotonda centrale, con attorno i megaschermi che mostravano momenti celebri della storia del programma.

Saturday Night Live
Anche in questo caso la politica era zero foto, ma qualcosa sono riuscito a beccare, nulla nello studio però.

La certezza.

Lì, i page ci hanno dato il nostro braccialetto, facendoci le congratulazioni. Eravamo quindi certi di partecipare e abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Poi, pieni di eccitazione, siamo saliti in un’ascensore molto riconoscibile per chi ha visto 30 rock.

Quando le porte si sono aperte, eravamo in uno dei corridoi che spesso si vedono nei dietro le quinte di SNL, con le pareti tappezzate di quadri, che abbiamo percorso fino all’arrivo nello Studio 8H, dove il comico Michael Che stava ultimando il monologo per scaldare il pubblico.

Saturday Night Live

Nello studio di Saturday Night Live.

Ci hanno sistemato nei sedili tipo piccionaia, ma bisognava aspettarselo. Alto e a destra, oltre agli impedimenti alla vista dati dai numerosi fari, schermi e microfoni appesi al soffitto, spesso da lì non riuscivamo a vedere alcuni sketch perché i set costruiti ce lo impedivano.

Ecco, per capire meglio tutto ciò bisognerebbe avere delle foto dello studio, ma per fortuna sono stati fatti diversi video a 360° che da l’idea di come è fatto lo studio. Se premete sul video e trascinante, tenendo il palco davanti, io ero seduto sui sedili in alto a destra.

Per questo, se gli sketch si tenevano sul palco principale ero fortunato perché vedevo più o meno tutto, mentre sui palchi laterali si vedeva poco nulla, ancora meno quando invece venivano costruiti dei set appositi nel proscenio (nel teatro romano, il proscaenium, ovvero la parte davanti al palco in accordo ai miei studi classici e a Wikipedia). Uno direbbe: “Eh ma sono più vicini a te che eri alto, avresti dovuto vederli”. Eh no. Perché il tutto non è fatto per il pubblico in sala, ma per quello a casa. Quindi, se vengono montate tre pareti per, boh, una scena ambientata in un salotto, tu non vedi nulla.

La frenesia della diretta

Precisato tutto questo, all’occhio sia di appassionati che di non fan potrebbe essere stato uno spreco di tempo e di energie fare questa odissea per partecipare al programma. Il che non è totalmente vero, perché sia io che i miei vicini di posto eravamo super esaltati. Tuttavia, l’occhio dello studioso (anche se piuttosto distratto come il mio) può fare tesoro di ogni movimento che avviene sotto di lui, per capire meglio tutto il frenetico processo produttivo.

“Studioso” che scrive ancora sui quaderni pigna e su un pentagramma delle medie perché non si butta via nulla.

Infatti, il pezzo forte è stato vedere la frenesia della live television, e confermare in prima persona quello che ho letto sui libri, dato che lo vedevo finalmente in atto. Mi sono stupito, ancora una volta, di come questa macchina perfetta sia stata collaudata nel corso di 45 anni di storia e come anche solo vent’anni fa, con attrezzature più pesanti e ingombranti, il tutto dovesse essere estremamente più complesso, anche se fattibile. Come fanno poi tutte quelle persone lì sotto che corrono da ogni parte a non scontrarsi e a non causare il disastro, è incedibile.

Il fatto che lo show sia in diretta richiede che tutto sia fatto in maniera rapida. Tuttavia, questo è ampliato dal fatto che SNL sia uno sketch comedy show, con ambientazioni, attori e costumi diversi per ogni segmento in una sola puntata. per questo, ogni secondo è prezioso e anche le sole pause pubblicitarie, che sono molte, non bastano per costruire un set, che spesso viene iniziato mentre un altro sketch è in corso, magari su un’altra lato del palco o del proscenio.

Spesso lo show si aiuta in questo proponendo dei segmenti pre-registrati (finte pubblicità o altre parodie) per guadagnare qualche altro minuto per costruire i set più complessi. Eccone ad esempio una da ieri sera:

E il pubblico?

Lo sketch che non riuscivi a vedere, potevi comunque seguirlo sugli schermi appesi al soffitto come il pubblico a casa. Spesso però, se non riuscivo a vedere gli attori trovavo più interessante seguire tutti i movimenti della crew, la quale, al buio e con torce elettriche, montava in contemporanea un’altra ambientazione o smontava quella precedente.

Anche qui, comunque, il pubblico in sala svolge una funzione fondamentale. Le risate a Saturday Night Live sono sempre quelle del pubblico in sala.

Anche se qualche sketch è stato tagliato dalle prove generali, partecipare al live show del programma su cui mi laureo mi ha dato la piccola soddisfazione personale di sapere che in quelle risate, per tutta quella puntata del 23 novembre 2019, ci sono anche le mie.

Questo, unito all’emozione di essere seduto nello stesso posti in cui, nel lontano 1975, qualcuno assistette alla prima puntata di un nuovo varietà televisivo che nessuno sapeva dove sarebbe andato, non è male.

La puntata e gli sketch

La puntata poi, con host Will Ferrell e Musical Guest King Princess, era composta da segmenti comici di qualità veramente alta.

Fortunatamente, i tre che mi interessavano di più per la mia ricerca sul rapporto tra SNL e politica, sono riuscito a vederli bene.

Uno era il primo, la “Cold Open” con Alec Baldwin nei panni di un Donald Trump che faceva una delle sua tipiche interviste con il rumore dell’elicottero in sottofondo. Il contesto era quello dell’impeachment e infatti, ad un certo punto, compare Will Ferrell nelle panni di Gordon Sondland, l’ambasciatore americano all’UE che con la sua testimonianza ha implicato ulteriormente il presidente.

Inoltre, sono riuscito ad vedere uno dei due anchormen di Weekend Update, il segmento di News Comedy che è presente in ogni puntata dall’inizio del programma.

La parodia del dibattito.

Però, lo sketch che ho amato di più è stato quello sui dibattiti democratici tenutisi questa settimana. Quando ho visto la preparazione del palco, con i vari podi e tutto, non ci ho più visto e ho urlato un “YESSSSS, OH YESSSS” con pugno alzato ancora prima che iniziasse.

Finalmente, ho potuto vedere dal vivo uno dei…ma che dico, il mio comico preferito, Larry David, dato che è l’imitatore “ufficiale” di Bernie Sanders, come vi raccontavo qui qualche mese fa.

Ottima poi la scelta di Rachel Dratch per interpretare la senatrice Amy Klobuchar, mentre ho rosicato un po’ perché non riuscivo a vedere Maya Rudolph nei panni di Kamala Harris e la nuova leva Bowen Yang in quelli del candidato-imprenditore Andrew Yang. Le barriere architettoniche anche qui l’hanno avuta vinta.

Inoltre, la bravissima Cecily Strong, uno dei miei membri preferiti dell’attuale cast, interpretava per la prima volta la controversa Tulsi Gabbard, una scelta perfetta anche per la somiglianza fisica.

Poi, vabbeh, Kate McKinnon come Elizabeth Warren fa più di un’imitazione, è un qualcosa che prende una vita propria e va al di là della semplice caricatura.

Ferrell, invece, era il candidato milionario Tom Steyer, uno sperduto che nessuno capiva bene perché fosse lì. Woody Harrelson, infine, che abbiamo visto di recente in Zoombieland Doppio Colpo, è ormai ufficialmente il nuovo imitatore di Joe Biden.

Ad un certo punto, è uscito fuori anche Fred Armisen che riprendeva la sua storica imitazione dell’ex sindaco di New York e possibile candidato Michael Bloomberg.

Che soddisfazione questo sketch, guardatelo! (Senza che vi tartassi ancora di Gif che ci mettono a caricarsi).

Eh sì, perché potevo immaginare che la puntata con Will Ferrell, che è stato membro del cast dal 1995 al 2002 avrebbe visto come guest star qualche altro suo compagno del Saturday Night Live dei tardi anni novanta e primi anni duemila, uno dei periodi più popolari dello show.

Una puntata tra passato e futuro

Con Rachel Dratch, Maya Rudolph e Fred Armisen sul palco assieme a Ferrell, membri celebri dei cast passati tornavano nello studio 8H in un misto di nostalgia e storia della televisione.

Era Saturday Night Live che rifletteva su se stesso e sulla sua storia: immaginate cosa voleva dire assistere a tutto questo dal vivo per me che sto ricostruendo ora la storia dello show. Vi consiglio, in particolare, la visione di questo sketch sulla festa del ringraziamento, che riflette implicitamente sul confine tra “vecchia” comicità più caciarona e nuova comicità più “politicamente corretta”. Con membri del cast corrente e del passato, ha già il sapore di classico:

L’inizio e la fine.

Will Ferrell, che ha partecipato alla maggior parte degli sketch, è ovviamente un comico nato e sicuramente ricorderete di averlo visto in almeno tre-quattro film. Il monologo iniziale è stato molto divertente, con Ferrell che perdeva la testa perché tra le prime file era seduto Ryan Reynolds che ha partecipato volentieri allo scherzo (Sì, ragazze, ho visto Ryan Reynolds dal vivo). [Mi ero dimenticato: c’era anche Tracy Morgan, tanto per rimanere in vena di vecchie glorie dello show, che molti da noi ricordano per aver partecipato praticamente nel ruolo di se stesso alla sitcom 30 Rock]

E dopo tutto ciò, è arrivato il momento dei classici e stucchevoli saluti finali sul palco con l’intero cast e gli ospiti che hanno partecipato agli sketch, dove tutti si abbracciano e salutano il pubblico a casa e stanno lì per circa 5 minuti.

Tutti tranne uno: Larry David, salito sul palco, ha stretto qualche mano, ha dato un paio di abbracci e poi, dopo aver fatto quel gesto insofferente tipico della sua comic persona, ha pensato che era anche ora di finirla con ‘sta pagliacciata e si è diretto per primo verso l’uscita. Classic Larry.

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