Sweet Home Alabama? identità sudista e segregazione razziale

Le notizie della settimana scorsa riguardanti le leggi anti-abortiste negli Stati Uniti hanno trovato nell’Alabama il loro principale centro di attenzione, come vi raccontavo qui. Penso che i motivi di questa sovraesposizione siano tre:

  • Questo è lo stato che ha varato la legge pro-life più proibitiva.
  • L’Alabama è stata spesso luogo di scontro tra tendenze progressiste e conservatrici (cosa di cui vi parlerò oggi in relazione al problema della razza).
  • Infine, l’Alabama è citata in numerose canzoni, film e altre opere della cultura di massa. Evocare l’Alabama, specialmente qui da noi, significa canticchiare Sweet Home Alabama e pensare a «Forrest, Forrest Gump» che viene dalla «contea a di Greenbooow, Alabama». 

Breve storia del Sud

La storia dell’Alabama è particolare (ma quale storia non lo è?) e va compresa all’interno delle vicende del Profondo Sud degli Stati Uniti, una zona che nella dicitura comune comprende i seguenti stati, da Est a Ovest: Louisiana, Mississippi, Alabama, Georgia e South Carolina.

Sweet Home Alabama

In essi si concentravano la maggior parte delle piantagioni schiavili e furono questi, assieme ad altri stati del “Sud”, a formare la Confederazione che si staccò dagli Stati Uniti e diede inizio alla Guerra Civile Americana (1861-1865). 

Sweet Home Alabama
Gli Stati Confederati d’America e i loro territori

La guerra scoppiò per la questione fondamentale della schiavitù, una problematica che catalizzava tensioni sociali, razziali, politiche ed economiche.

Dopo la guerra civile e la fine della schiavitù, il razzismo fu riaffermato in questi stati tramite la discriminazione razziale. Le leggi chiamate “di Jim Crow” imposero il principio della segregazione delle “razze”, negando in maniera più o meno velata i diritti agli afroamericani garantiti dalla costituzione, come quelli di voto, di accesso alle cariche pubbliche e di competizione sul mercato del lavoro.

I neri che osavano sfidare il nuovo ordine sudista venivano puniti in maniera esemplare dalla “giustizia popolare” tramite il linciaggio, creando inoltre un clima terroristico e intimidatorio grazie a bande armate come il Ku Klux Klan, che agivano con la connivenza di istituzioni politiche e forze dell’ordine; diverse sentenze della Corte Suprema garantirono il proseguimento della segregazione che sulla carta si basava sul principio “separati ma eguali”. In realtà, le “razze” erano sì separate, ancor più che durante l’epoca schiavista, ma eguali proprio no, dato che la segregazione era un dispositivo per riaffermare il suprematismo bianco e il controllo sociale sui neri.

Il Southerner 

Quindi la storia del Sud porta con se la lunga ombra della schiavitù, dei tumulti della “Ricostruzione” dopo la Guerra Civile e infine della discriminazione razziale, che formalmente si è conclusa negli anni sessanta del novecento. Al contempo, si è saldata un’identità sudista bianca, in un certo senso nazionalista.

Una versione della bandiera confederata che è ancora molto popolare nel Sud, utilizzata da molti proud southerners ma anche dai suprematisti bianchi.

Essa è riconducibile a prima della Guerra Civile ,ma si rafforzò con la sconfitta, con una pace percepita come punitiva (l’esercito rimase accampato al Sud per 12 anni, ma non aveva affatto un controllo capillare sul territorio) e con la rivalsa sugli afroamericani. L’identità sudista dell’anteguerra fu richiamata e riadattata in maniera nostalgica, con il sostegno sia degli accademici che della cultura di massa. Il passato schiavista veniva edulcorato, mentre la segregazione viene proposta come un sistema accettabile per la relazione tra le due “razze”. 

Sweet Home Alabama
Il film di Andy Griffith (1915) Nascita di Una Nazione fu il culmine di questa retorica.

Il vecchio Sud era idealizzato come una sorta di Arcadia, un sogno bucolico che trova la sua perfetta sintesi nell’introduzione del colossal Via col Vento (1939): 

«C’era una terra di cavalieri e campi di cotone chiamata il Vecchio Sud… Qui, in questo bel mondo, la galanteria fece il suo ultimo inchino… Qui per l’ultima volta furono visti i cavalieri e le loro dame, il padrone e lo schiavo. Cercatelo soltanto nei libri, perché non è altro che il ricordo di un sogno, una civiltà andata via col vento…»

Sweet, sweet home Alabama.

Saltiamo al 1974 e finalmente torniamo alla nostra Alabama. In quell’anno uscì la prima canzone che ci viene immediatamente in mente quando pensiamo allo stato: Sweet Home Alabama del Lynyrd Skynyrd, gruppo southern rock. È uno dei brani on the road per eccellenza che esprime l’orgoglio di essere statunitensi del sud, ovvero i dixie che espongono ancora la bandiera confederata.

Delle controversie legate alla canzone si è già parlato tanto. Essa era nata in polemica con due canzoni di Neil Young che attaccavano la società razzista dell’Alabama; inoltre, sembra ammiccare ai southern conservatives senza tuttavia essere troppo esplicita. eonostante l’apprezzamento da parte di questo segmento di pubblico, gli autori si sono sempre dissociati da letture troppo politiche del testo, anche se l’ambiguità sembra studiata apposta per non alienarsi nessuno. 

Alabama e diritti civili.

Il dibattito riguardo al testo della canzone è comprensibile nel contesto statunitense degli anni settanta, dove il sud era appena stato de-segregato e si portava dietro vent’anni di lotte per i diritti civili

Il senso di conquista, da parte degli afroamericani, si mescolava anche con la paura di perdere i diritti appena acquisiti, visto il ritorno in forza dei repubblicani sotto la presidenza Nixon, che perseguì una “Strategia sudista” di subdola criminalizzazione dei neri, per conquistare il voto dei bianchi. Vi era anche una forte delusione per la mancata risoluzione delle questioni “strutturali” che riguardavano i problemi razziali, assieme al rimpianto per lo sfaldamento del movimento per i diritti civili e per l’estremizzazione di una parte dei militanti. 

Il territorio dell’Alabama, ovviamente, era stato protagonista di alcuni degli eventi chiave della protesta non-violenta.

L’inizio.

Fu proprio a Montgomery, capitale dello stato, che Rosa Parks violò nel 1955 la segregazione sugli autobus. Quando fu arrestata, i leader afroamericani decisero per il boicottaggio del sistema dei bus cittadini. Si scatenarono quindi una serie di eventi che portarono la Corte Suprema a stabilire la fine della segregazione nel 1956. Tuttavia, questo era solo l’inizio.

Un momento dell’arresto di Rosa Parks

Guidata dal giovane reverendo Martin Luther King e dalla Southern Christian Leadership Conference, la protesta non violenta di Birmingham, sempre Alabama, nel 1963, fu un altro momento di svolta. La lotta per la de-segregazione della città si saldò con una più ampia richiesta di cambiamento sociale e politico, mentre le televisioni nazionali mostravano le violenze che i manifestanti pacifici subivano. Parte dell’opinione pubblica iniziava così ad empatizzare con la causa degli afroamericani.

Nonostante il Civil Rights Act del 1964 contro la discriminazione razziale, nel sud agli afroamericani veniva ancora impedito il diritto di voto in maniera coatta. King perciò aveva lanciato un’altra campagna che ebbe nell’Alabama il suo centro simbolico. Egli volle istituire una marcia dalla cittadina di Selma alla capitale Montgomery per il diritto di voto assieme a John Lewis (attuale membro del congresso) dello Student Non-Violent Coordinating Commettee.

Selma – Montgomery.

La marcia, assieme ai suoi preparativi e tentativi falliti, è stata consacrata nel film Selma (2014) di Ava DuVernay. La regista mette bene in luce la strategia di King che tenta di massimizzare l’evento anche ad alti costi umani.

Alcuni hanno criticato la rappresentazione che DuVernay dà del presidente Lyndon B. Johnson nel film, che non renderebbe giustizia al campione dei diritti civili che firmò il Civil Rights Act e il Voting Rights Act. Tuttavia, anche King non viene santificato, anzi: dubitiamo di lui, vediamo le sue ambiguità e il costo della sua strategia. Egli capiva molto bene il potere della televisione e sapeva che poteva colpire la coscienza di milioni di americani solo con le immagini di neri inermi picchiati dalla polizia sui notiziari della sera.

La difesa della segregazione

L’Alabama bianca e razzista reagì spesso in maniera brutale. A Birmingham nel 1963 un attentato dinamitardo presso una chiesa nera uccise quattro bambine.

Infine, il governatore dello stato George C. Wallace (Citato anche in Sweet Home Alabama) fu uno strenuo difensore della segregazione e ostacolò ogni tentativo di intervento da parte del governo federale. Nel 1963 si oppose alla de-segregazione dell’Università dell’Alabama, cercando, anche fisicamente in prima persona, di bloccare l’accesso ai nuovi studenti…come possiamo vedere in questa scena attraverso gli occhi di un protagonista d’eccezione.

L’Alabama di oggi

Ancora una volta, come abbiamo visto per il Texas, uno stato americano del sud è l‘incrocio conflittuale di molteplici identità e visioni del mondo. L’estrema destra è ancora forte, come dimostra la quasi vittoria del candidato al senato federale dell’estremista Roy Moore, fermato solo da accuse di abusi sessuali su minorenni. Poi, i vari dibattiti e le proteste sulla rimozione delle statue di generali confederati sono solo un sintomo di una conflittualità e di un rancore più profondo.

Alcuni segni dimostrano come si sia disposti a fare i conti col passato. Tuttavia, il problema sta nel fatto che molti si credono ancora determinati dal proprio passato: molti ancora si nascondono dietro all’argomento dell’orgoglio sudista senza considerare che è legato a doppio filo con la teoria del suprematismo bianco.

Note:

Encyclopedia of Alabama è un sito istituzionale dell’Università dell’Alabama, che ho trovato molto utile per esplorare la storia dello stato. Io l’ho utilizzato per tenere traccia delle tappe del movimento per i diritti civili (qui) ma mi pare abbastanza curato per tutte le epoche.

Per il resto degli articoli/pagine specifiche trovate come al solito il link lungo l’articolo e le immagini provengono da Wikimedia Commons.

Testi utili:

  • Blight D. W., Race and Reunion.The Civil War in American Memory, Cambridge, Harvard University Press, 2001.
  • Luconi S., Gli Afroamericani. Quattro Secoli di Storia, Padova, Cleup, 2015.
  • “La guerra civile, la «Ricostruzione» e il sorgere della segregazione razziale” in Luconi S., La «nazione indispensabile»: storia degli Stati Uniti dalle origini a oggi, Firenze, Le Monnier, 2016.
  • “Il Trionfo della cultura di massa americana” in Rydell R. W. – Kroes R., Buffalo Bill Show, il west selvaggio, l’Europa e l’Americanizzazione del mondo, Roma, Donzelli, 2006.

Conferenza dello storico Edd Ayers per iniziare a capire la guerra civile

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