The Great Society (Recensione Broadway) – Mari IN ‘merica #11

The Great Society

Ieri sera sono andato per la prima volta a vedere un dramma teatrale a Broadway, di preciso al Lincoln Center, tanto per tirarcela. Come diverse altre visite durante il mio soggiorno a NY, è stato un regalo…e che regalo.

Prima dello spettacolo, ho chiacchierato un po’ con una signora che lavorava lì al teatro, i cui genitori erano italiani, di Lucca e di Verona. Abbiamo parlato di Verona, di Venezia e dei disagi dei nostri due paesi. È stata felice di conoscermi, tanto che alla fine ha insistito perché mi spostassi qualche fila avanti, dato che c’erano alcuni posti liberi.

Comunque:

The Great Society

The Great Society è un dramma teatrale scritto Robert Schenkkan, seguito di All The Way, sempre dello stesso autore.

Le due opere hanno come protagonista il presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson (LBJ) e trattano dei i suoi cinque anni come inquilino della Casa Bianca. La sua vicenda si intreccia con il movimento per i diritti civili, le rivolte razziali, la legislazione sociale, la Guerra del Vietnam e le varie proteste giovanili.

La prima, All the Way, non l’ho vista a teatro, ma adoro il film della HBO che ne è stato tratto. Sia nell’opera teatrale che nel film, Bryan Cranston (Breaking Bad…) interpreta LBJ. Nonostante il cast molto solido e la produzione sia di Spielberg, da noi non è molto conosciuto come film, ma è uno dei miei preferiti sulla storia politica americana. Su internet “si trova”…o sennò “ve lo passo”.

Potete immaginare quindi quanto aspettavo questo momento, ero curioso di vedere che interpretazione hanno dato degli ultimi anni di presidenza Johnson. Non sono rimasto deluso.

Una tragedia che è l’America

In The Great Society, non c’è Cranston nei panni di LBJ, ma l’attore scozzese Brian Cox, che interpreta un personaggio complesso e tragico. Nel dramma, vediamo l’energico presidente Texano, l’ultimo “presidente legislatore”, passare dal ruolo di vincitore a quello di perdente, da grande manovratore di successo a vittima di se stesso, della sua cecità e della sua paranoia.

The Great Society, per quanto mi riguarda, restituisce un ritratto fedele della grandissima e tragica figura umana di LBJ.

Nel primo atto, siamo quasi portati ad empatizzare con lui. Tuttavia, fa parte del gioco: Martin Luther King da una parte, il Vietnam dall’altra, sono i due fastidi di cui il presidente è “vittima”. Egli vorrebbe fare le cose a modo suo e con i suoi tempi: mente, promette, procrastina e sembra tutto funzionare al meglio.

Però, arriva il secondo atto, con la resa dei conti. Qui si coglie al massimo il grande abbaglio che è stata la seconda metà degli anni sessanta per l’America:

  • L’illusione che bastasse qualche riforma, qualche legge calata dall’alto e un po’ di abilità politica per risolvere il razzismo e la povertà.
  • L’illusione che mentire fosse accettabile se i fini erano nobili, perché tanto i buoni e i cattivi erano ben identificabili.
  • Il fraintendimento del Vietnam, una problema lasciato crescere fino a far crollare l’idea stessa su cui si reggeva la prima potenza mondiale.
  • Infine, la bugia, raccontata agli altri e a se stessi, di poter avere tutto nello stesso momento: la vittoria contro le ingiustizie sociali e la vittoria in una guerra insensata che ha portato solo morte e distruzione.

La morte del sogno

L’opera ci dice che il sogno di una Great Society, il sogno di LBJ, è crollato non tanto perché si scontrò con la dura realtà, ma perché si reggeva su fondamenta fragili e ingenue. LBJ non capisce (e non capirà mai) perché tutto vada in frantumi: sono i manifestanti a sbagliare, sono i neri, sono i media, i comunisti, è tutto un complotto.

Johnson è sì una vittima, ma vittima della sua cecità. Quando decide di guardarsi allo specchio, è troppo tardi: ecco i cadaveri del Vietnam, di Martin Luther King e di Robert Kennedy. Ecco che Nixon vince.

Tuttavia, il dubbio rimane: non è che Johnson sia stata un’altra vittima di qualcosa di più grande di lui? Un’altra vittima dell’America, ovvero del sogno stesso di una Grande Società?

America’s a terribly difficult idea filled with promise and impossible to live up to.  – The West Wing.

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