Il palinsesto perduto: The View e All In – Mari in ‘merica #23

Ieri non è stata una giornata particolarmente rilevante, per cui ho pensato di fare una pagina di diario di “recupero”, per discutere di due programmi a cui ho assistito in studio la settimana scorsa: The View della ABC e All In with Chris Hayes della MSNBC. Non ne ho ancora parlato perché confliggevano con due eventi molto importanti che meritavano un articolo a sé: Mean Girls, mercoledì sera, e il dress rehearsal di SNL, sabato sera.

Però questa è stata una mezza fortuna, dato che sono due programmi interessanti da comparare. Arrivano entrambi da due “direzioni” diverse, ma siedono sullo stesso confine: quello tra informazione e intrattenimento, una zona detta infotainment dagli anglofoni.

Partiamo da mercoledì mattina, quando ho assistito dal vivo a The View, il talk show condotto da sole donne che va in onda su ABC dopo Good Morning America.

La vista…

The View è una trasmissione concepita nel 1997 dalla giornalista televisiva Barbara Walters come un ambiente in cui un gruppo di donne, con idee e percorsi di vita diversi, discutono le notizie della giornata attorno ad una scrivania.

The View è spesso descritta in modo caricaturale: delle tizie che non hanno nulla in comune e che fanno finta di avere un rapporto amichevole quando in realtà si odiano a morte. Questo emerge, ad esempio, in alcuni sketch-parodia proposti a Saturday Night Live:

Tutt’ora la trasmissione è condotta da cinque co-host:

The View
  • L’attrice Whoopi Goldberg, che svolge anche il ruolo di moderatrice. È quella che tenta di “calmare le acque” quando le discussioni diventano un po’ troppo accese.
  • La comica Joy Behar, l’unica appartenente al “cast originale” del 1997 e volto più riconoscibile del programma assieme a Whoopi. Behar, che ha origini italoamericane, è l’elemento “distruttivo” di The View e la favorita dal pubblico (e da me): senza le sue uscite schiette e impreviste, senza la sua personalità vulcanica e il suo fortissimo accento di Brooklyn, The View sarebbe un programma patinato come tanti altri, fatto di opinionismo spicciolo e parole gentili.
The View
  • Meghan MacCain, autrice e collaboratrice di MSNBC e Fox News, nonché figlia del defunto senatore dell’Arizona John MacCain. Lei siede al lato opposto di Behar, con la quale si scontra spesso dato che la comica rappresenta una sensibilità più urbana e liberal, mentre MacCain è una repubblicana.
  • Abby Huntsman (commentatrice) e Sunny Hostin (avvocato), sono quelle che fanno la parte un po’ mediana-moderata, tirando un po’ da una parte e un po’ dall’altra. Siedono tra Behar e MacCain che sennò si saltano addosso.

The View, 4 dicembre.

Nella puntata di ieri, l’ospite era l’autore e accademico Michael Eric Dyson, quello che ho visto anche da Fallon e che ha scritto un libro su Jay-Z.

Peccato che si debba mandare la pubblicità sempre nel momento più interessante del dibattito.

Come a GMA di martedì, anche a The View, al termine della trasmissione, ci è stato regalato il libro dell’autore intervistato. Avevo già detto che era una lettura che mi incuriosiva, per cui grazie Disney, sono felice.

Behar vs. MacCain

Inoltre, quella di mercoledì è stata una puntata molto avvincente, nonostante mancasse Whoopi, che ironicamente, era in Italia. Ovviamente, Behar e MacCain hanno litigato come al solito e la seconda ha fatto la classica repubblicana offesa che mette il muso e non capisce l’umorismo schietto e diretto della prima, che la interrompeva e mandava la pubblicità apposta per non farla parlare. È tutto molto divertente.

Da 2.00. «’SCHIUSMI?»

La drammatizzazione dei rapporti televisivi, una cosa che conosciamo bene anche in Italia, non è da prendere troppo sul serio, dato che fa parte dell’intrattenimento e di quello che il pubblico ha imparato ad aspettarsi e che vuole aspettarsi. Il rapporto di opposizione tra le due è ormai uno dei cardini della trasmissione. Mentre io me la ridevo, nessuno in studio era sorpreso.

È meglio di quello che sembra.

Retroscena stupidi a parte, alle signore di The View viene dato meno credito di quello che meritano. Il dibattito di mercoledì, oltre alle varie frecciatine, è stato interessante. Si è discusso, tra le altre cose, dell’impeachment di Trump e del ritiro di Kamala Harris dalle primarie democratiche.

Il programma, quindi, mescolando intrattenimento e informazione, può darci un senso del dibattito generalista attorno a certe questioni.

P.S. Praticamente tutta la puntata si trova sul canale YouTube a pezzi.

The View

Poi, in barba a quelli che parlano di media americani polarizzati o di liberal elite media (come i repubblicani definiscono NBC, CBS e ABC), The View ha il merito di presentare al pubblico una rosa di opinioni diverse tra loro sulla politica e sulla società.

Questo viene fatto senza giochetti beceri come la prenotazione strategica di “ospiti” messì lì solo per farli litigare tra loro. A The View, invece, l’ospite è solo uno a fine puntata, per il resto sai che ci sono le solite quattro-cinque tizie: sai come la pensano, sai che si scannano, ma fine. Per fortuna, sono sempre quelle.

Certo, anche qui siamo in orario mattutino e per questo c’è sempre il segmento un po’ gossipparo. Però il programma si apre quasi ogni volta con la politica e gli ospiti invitati, uno a puntata, non sono casi umani ma individui abbastanza affermati e che hanno qualcosa da dire.

Il segmento gossipparo.

All in with Chris Hayes.

Passiamo quindi ad analizzare il programma a cui ho assistito venerdì sera: All In, condotto dal giornalista Chris Hayes, che va in onda su MSNBC, il canale via cavo di News h24 della NBC, creato in partnership con Microsoft e trasmesso per la prima volta nel 1996.

Ovviamente, come tutte le produzioni NBC a New York, esso va in onda dal solito 30 Rockefeller Plaza. Il programma l’ho visto appena prima di andare alla fila per il Saturday Night Live, quando ero ancora deciso se farla o meno.

Una cosa divertente (nella mia testa) è successa alla solita rotonda centrale, quando il page che mi ha controllato il biglietto mi ha chiesto se ero stato lì in precedenza, perché a detta sua avevo una faccia familiare.

«Sì, questa è solamente la quinta volta che vengo ad un vostro show nel giro di tre settimane e ci verrò ancora domani sera e la settimana prossima, perché sono ossessionato da questo posto e da tutti voi :D».

No. Gli ho risposto vagamente dicendogli che avevo partecipato ad altri show di recente perché sto facendo una tesi in Italia sulla tv americana. Keep your shit together, man.

Sta di fatto che ormai li conosco tutti lì. Sono sempre le solite guardie della sicurezza, i soliti page e i soliti addetti alle varie mansioni. Mi mancheranno quando me ne andrò. Sì ok, ora arrivo al programma.

Informare, ma in maniera simpatica.

Chris Hayes è un giornalista progressista, come un po’ il canale che lo ospita, MSNBC, che come CNN è tendenzialmente di campo democratico, in opposizione alla conservatrice Fox News (la quale in realtà sta più sul piano dell’irreale, ma questa è un’altra storia).

Però, ce lo insegna il film Anchorman 2, Tutti i canali di notizie h24 condividono un certo “gusto” per un tipo di informazione emotiva che non possiamo ricondurre al classico notiziario asettico anni settanta. Le logiche commerciali, infatti, e con esse l’intrattenimento, si fanno strada nelle redazioni dei programmi.

Tutto ciò si traduce anche in un diverso atteggiamento dei giornalisti, che diventano un po’ degli showoman. Per MSNBC, questo non è solo una conseguenza del confronto con gli host-predicatori di Fox News, ma anche del successo della comicità satirico-politica sulla tv via cavo.

Quando vedi che Jon Stewart, su Comedy Central, riesce ad informare divertendo, è legittimo che tu, canale di notizie, ti senta minacciato e cerchi di capire la formula del suo successo.

All In, 6 dicembre.

Ecco allora che Hayes (comunque, lo specifico, un bravo e onesto giornalista) apre il suo programma con un monologo in piedi, come i comici conduttori dei late show. In questo segmento, racconta le ultime su Trump utilizzando anche l’ironia, commentando i filmati con qualche battuta e via dicendo.

Tutto ciò avviene mentre vengono confermati alcuni capisaldi del giornalismo professionale: inchiesta sul campo (con interviste ai reporter) verifica delle fonti e fiducia nel parere degli esperti.

Consapevole di essere nel campo democratico, Hayes ci ha tenuto a specificare che «nessuno qui, questa sera, vi dirà che Trump ha truccato i dati» relativi alla disoccupazione calante. Sono i dati ufficiali governativi e sono una fonte accertata. La frecciata è a Fox News e ai repubblicani che hanno spesso accusato Obama di aver manipolato dati simili.

Una cosa importantissima da sottolineare è il fatto che la puntata a cui ho assistito è stata un’edizione speciale tenuta di fronte ad un pubblico in studio, cosa che non avviene nelle puntate regolari dello show. Hayes ci ha detto che è una cosa che gli piace molto fare e che «feels good» avere la reazione immediata degli spettatori. Tenete in considerazione questo aspetto per dopo.

Le interviste

Poi arriva il momento degli ospiti e del confronto uno a uno, da pari, su poltroncine confortevoli, allo stesso modo dei nostri programmi di approfondimento politico. Non c’è nemmeno più la scrivania dei comici della tarda serata, che consente di immaginare, almeno idealmente, un grado di separazione tra intervistatore e intervistato.

Le due politiche ospiti di All In sono state Mazie Hirono e Katie Hill. Hirono, senatrice delle Hawaii, ha discusso gli ultimi aggiornamenti sull’impeachment.

Hill, invece, rappresentante dimissionaria della California ha discusso della vicenda che l’ha portata alle dimissioni, dopo essere stata vittima di revenge porn e accusata dal suo ex fidanzato di relazioni inappropriate con un suo sottoposto. La sua vicenda non è solo “personale”, dato che rivela problematici interrogativi sull’utilizzo dei social media per attaccare un personaggio pubblico. In generale solleva la questione del rapporto tra il digitale e l’intimità di una nuova generazione che si affaccia ad entrare in politica.

Intrattenimento che guarda all’informazione e Informazione che guarda all’intrattenimento.

The View e All In sono due esempi particolari circoscrivibili in una categoria utile: quella, come già detto, dell’infotaiment. Tuttavia, bisogna un po’ diffidare di queste categorie-slogan che vanno molto di moda negli studi sociologici e culturali. Sono infatti degli ombrelli che tengono sotto di tutto. Se usate in maniera superficiale non permettono di distinguere le particolarità.

The View, infatti, parte da un formato che è intrattenimento: l’obiettivo del programma non è fare o dare le notizie, ma presentare un dibattito che parta non dalle credenziali oggettive delle conduttrici, ma dalla loro esperienza personale e dalle loro differenze.

Tuttavia, The View finisce anche per informare, perché prima che il dibattito abbia luogo, bisogna essere consci dell’argomento. Quindi, vengono riportati spezzoni di servizi giornalistici dei notiziari e altre nozioni.

All In, invece, parte dal polo opposto: è uno show pensato per un programma di news h24, che dovrebbe informare in maniera approfondita con la garanzia di avere dietro un team di reporter e un conduttore con delle credenziali giornalistiche certificate.

Se però All In parte da questa base “oggettiva”, tende anche ad intrattenere. Non c’è una scrivania con dietro un impassibile anchorman che commenta le notizie guardando in una camera fissa, ma un conduttore che fa largo uso di battute e di linguaggio corporeo, in uno studio con diverse postazioni e delle grafiche accattivanti.

Infine, The View e gli episodi live di All In, hanno anche un importantissimo elemento in comune: il pubblico.

Pubblico ed emozioni.

Al pubblico in sala, scaldato da un warm-up comedian, viene detto di applaudire quando si è d’accordo, di ridere, di farlo forte e magari di fare anche un po’ di rumore, di urlare. Il pubblico non argomenta, ma reagisce e amplifica ciò che dice il conduttore, con un forte applauso di assenso o con una risata.

La gente in sala, come ci è stato detto in tutti gli show a cui ho assistito, ha la funzione di aiutare il pubblico a casa a rimanere sintonizzato su quel canale. La live audience ha quindi una sola funzione principale: quella emozionarsi e far emozionare.

È la componente emotiva (o “emozionale”) quella che accomuna All In e The View: la reazione data dall’applauso o dalla risata risveglia il telespettatore assopito sul divano, dicendogli che qualcosa di importante sta succedendo.

Quindi, non si può parlare di infotainment senza emozioni, scaturite dai battibecchi tra due conduttrici che fanno provare stupore ed eccitazione, o da una dichiarazione anti-trump per la quale siamo spinti visceralmente a battere le mani e ad urlare “YEEEES!”.

Se questo per The View è anche comprensibile, così come per il late show comici…siamo sicuri che sia una buona strada per dei programmi come All In che vogliono prima di tutto informare? L’informazione non dovrebbe essere razionale e anti-emotiva? Non abbiamo già visto a cosa conduce il disagio dei talk show politici italiani con pubblico in sala?

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